BENEDIZIONE di Kent Haruf NN editore

BENEDIZIONE di Kent Haruf – NN editore Recensione di Sara Merighi

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Se in voi fosse presente quella nobile ma inconfessabile velleità di poter essere un giorno chiamati “scrittori”, cioè di entrare non in quel consistente numero di persone a cui è stato pubblicato un unico libro, più per scommessa di un qualche editor che per convinzione di aver identificato un reale talento, ma di entrare, invece, in quel ristretto numero di persone che veramente vivono di questa passione e mestiere, dovreste prendere la vita di Kent Haruf (morto nel 2014 a soli 71 anni) come esempio di tenacia e di abnegazione e come lezione di ironia e leggerezza.
“Se ho imparato qualcosa nella vita, e’ che bisogna credere in se stessi anche se nessun altro lo fa. Sentivo di avere una fiammella di talento, non un grande talento, ma una fiammella che dovevo alimentare regolarmente, come una specie di monaco, per impedirle di spegnersi”.
Con questa incrollabile fiducia, dopo aver scoperto, all’Università, leggendo Hemingway e Faulkner, che quello che voleva fare nella vita era scrivere, per vent’anni Kent Haruf ha letto e scritto senza mai essere pubblicato, mentre, con lavori anche umili, manteneva la famiglia.
La sua determinazione era tale che, giovane e sposato da poco, dopo essere stato rifiutato dalla Scuola di scrittura dello Iowa, la più importante dell’epoca, l’anno seguente non solo fece nuovamente domanda ma, prima di avere risposta, si trasferì con tutta la famiglia in Iowa, d’inverno senza soldi e senza lavoro. Si mise poi ad inviare alla scuola racconti su racconti tanto che, quando alla fine lo accettarono, come ammette lui stresso, fu probabilmente per compassione e sfinimento.
Solo a 56 anni, dopo aver pazientemente alimentato la fiammella del suo talento per più di 35 anni e aver raggiunto un discreto successo con la pubblicazione del Canto della pianura, il primo di una trilogia che NN Editore ha incominciato a stampare nel 2015 anche in Italia, poté dedicarsi esclusivamente alla scrittura.
Benedizione, sebbene l’ultimo della Trilogia della Pianura ad essere scritto, dopo Il Canto della pianura  e Crepuscolo, è stato il primo pubblicato da noi.
Ambientato come tutti i tre romanzi nella contea di Holt, luogo immaginario situato nell’America più profonda e meno conosciuta, dove la vita scorre apparentemente sempre uguale, intervallata dalle periodiche fiere di bestiame, dalle serate alcoliche al pub, il sabato sera, e dalle messe domenicali, la trama di Benedizione è costruita attorno agli ultimi mesi di vita di Dad, anziano padre di famiglia a cui viene diagnosticato un tumore in fase terminale.
Quasi una premonizione della malattia che di lì a pochi anni avrebbe ucciso anche l’autore, il romanzo racconta il lento e progressivo  distacco dalla vita di Dad e il faticoso tentativo della sua coscienza, tormentata dal riemergere di errori mai riparati, di entrare in una fase più contemplativa e raccolta.
Attorno a lui, intrecciati all’esistenza sua e della sua famiglia, le vite di alcuni abitanti di Holt, il reverendo Lyle, Willa e Alene, madre e figlia, che con piccoli gesti cercano di mantenere vive le proprie coscienze, toccare quelle degli altri e rompere il muro di conformismo in quella terra che è la pancia dell’America, dove lo Stato, la Chiesa, la Comunita’ sono i cardini di una moralità il più delle volte distorta.
Con uno stile sobrio, distaccato, che non indulge in analisi ma che ha la sua forza nella nuda e precisa descrizione degli avvenimenti, Haruf riesce portare il lettore nel fondo dei tormenti dei protagonisti e nello stesso modo lo accompagna in alcuni rari e magici  momenti di leggerezza e intimità tra donne.
Sebbene i critici considerino Benedizione come il libro più maturo, forse il meglio riuscito della trilogia, motivo per cui probabilmente NN editore ha deciso di pubblicarlo come primo, in realtà una volta entrati in quel mondo, quello chiuso, rurale e conformista della Contea di Holt si ha voglia di andare avanti libro, dopo libro, per conoscerne gli abitanti e le loro storie.
E’ un mondo lontano dall’idea di America presente negli autori americani tradotti e contemporanei di Haruf, come Philip Roth, Franzen, Vonnegunt, Safran Foer, Cameron, le cui ambientazioni sono di solito cittadine. E’ un mondo talmente lontano che sembra di entrare in un’altra epoca, in una bolla dove la vita è calma e lenta e le emozioni sono più pudiche, più  smorzato il modo di esprimerle ma non per questo meno intense e ricche.
Sara Merighi

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