Siamo accreditati! Ripetiamo: siamo accreditati!!

Attenzione! Attenzione!!
Per tutti gli insegnanti e i diciottenni!
Siamo accreditati!
Ripetiamo: siamo accreditati!!
Non comprate solo computer! Non andate solo al cinema!
Per usare bene quelli, bisogna passare dalle librerie….
Accorrete! Accorrete!

…vi aspettiamo

Spazio Libri La Cornice
via per Alzate, 9
22063 Cantù (Como)
tel. 031 700571 cell. 3421890448
orario: da lunedì a domenica dalle 9,00-12,30 / 15,00-19,30
Il laboratorio la Cornice nasce nel 1987. Inizialmente l’attività si è basata essenzialmente sull’assemblaggio di cornici, successivamente il laboratorio ha inaugurato una sua galleria che ospita opere di vari artisti. La Cornice organizza periodicamente mostre personali e collettive degli artisti presenti nel suo catalogo. Inoltre da alcuni anni è stato introdotto uno spazio libri che ospita volumi di piccoli e micro editori, per lettori da 0 a 99 anni.

Jenny Erpenbeck – VOCI DEL VERBO ANDARE – Sellerio – Recensione di Clara Cappelletti

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Richard vede il lago, dalla finestra di casa sua. Lago tranquillo a luglio e anche adesso, che è quasi autunno.

Quella stessa quiete, che è propria solo di un lago, in qualsiasi momento dell’anno – e noi, qui, lo sappiamo bene – entra nelle pagine di Voci del verbo andare attraverso la penna di Jenny Erpenbeck, scrittrice tedesca che tinge con colori pastello – ben temperati, però – le Storie contenute nel suo nuovo romanzo.
Storie che hanno un luogo e un tempo: Berlino 2013. Storie che, in verità, hanno tanti luoghi e tanti tempi. Perché parlano delle vite sospese di ieri, di oggi e di domani, di chi lascia una terra per varcare una nuova soglia, non riuscendoci o riuscendoci solo in parte.
Vite sospese in cui l’autrice entra in punta di piedi, senza mai calcare, senza correre, senza invadere.

Esattamente come fa Richard, il protagonista del romanzo, professore emerito entrato in congedo, che per la prima volta si trova a fare i conti con il Tempo, e con le diverse possibilità di come riempirlo. Richard è un professore, sì, ma è prima di tutto un pensatore; e strappare un pensatore da tutte le attività pratiche e tangibili che l’hanno accompagnato per una vita, significa condannarlo ad un’unica attività: pensare. E dai pensieri nascono domande, e alle domande spesso non seguono risposte, e Richard si domanda se non impazzirà, a continuare così, ma come spesso succede, in qualsiasi vita o quasi, talvolta le risposte arrivano proprio da dove non ci si aspetterebbe.
Un giorno, a Oranienplatz, Richard vede un gruppo di profughi che manifesta. Uomini caduti fuori dal tempo, o forse rimasti prigionieri del tempo, in una Berlino in cui non poter lavorare, in cui non poter Vivere, in cui il fare niente diviene così ingombrante che vengono organizzate manifestazioni per renderlo più sopportabile. Con la scusa di un progetto di ricerca, Richard entra in punta di piedi nella Residenza dove i profughi trascorrono le proprie giornate. Conosce Rashid, che non sa nuotare, e che quando la barca si è capovolta, si è attaccato ad un cavo ed è sopravvissuto. Uno dei 550 che si è salvato, tra gli 800 che stavano sulla barca; conosce Apollo e la sua vita da schiavo nel deserto, con solo degli animali per amici; conosce Awad, che dal Ghana si trasferisce in Libia, dove suo padre viene ucciso e dove lui viene messo su un pianale di un camion dal quale vede la morte, la guerra, la disperazione. It’s not easy, dice. It’s not easy; conosce Osarobo, che per la prima volta nella sua vita vede un pianoforte e scopre quanto le sue dita, sui tasti neri e bianchi, stiano a proprio agio. Life is crazy, dice qualcuno tra loro. Life is crazy.

Un libro, forse, che non dice niente di nuovo, che parla di qualcosa che ognuno già, a proprio modo e secondo le proprie misure, conosce. Un libro, però, che entra negli strati più umani e viscerali di un tema che oggi appare quasi abusato. Pagine che parlano di Vita e che parlano di Vite risparmiate, sospese, attese, amputate, salvate. Ma non abbastanza.

Un libro, infine, che non parla di eroi e non parla di antagonisti, non tratta di buoni né di cattivi, ma che è in grado di dare una lucida, reale e per niente superba visione di come quella moltitudine di Vite sospese scorre, anche qui, anche oggi, proprio fuori dalla nostra casa.

Clara Cappelletti

LA SIGNORA MEIER E IL MERLO di Wolf Erlbruch, Edizioni E/O – 9 dicembre 2016

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Questo libro inizia così:

“La signora Meier era sempre in pensiero.”

Una vita in pensiero non è una bella vita. Il marito sempre indaffarato in qualche altra attività non prende tanto sul serio le sue apprensioni. Poi, un giorno, la signora Meier trova un piccolo merlo e comincia a prendersi cura di lui. Ha sempre meno pensieri, se non indirizzati al piccolo merlo. Come potrà riuscire ad insegnare al merlo a volare?

Col grembiulone, i grandi polpacci, la pettinatura sempre a posto e la casa in ordine, la signora Meier decide che è il momento di osare e così si arrampica sull’albero col merlo. Riuscirà a farlo volare? Cosa farà?

Il finale non lo svelo, ma è d’una tenerezza sconvolgente. Vorrei essere io quella donnona fragile a cui si è dischiusa all’improvviso una via. Che è riuscita a far volare via i propri pensieri, usandoli nel modo migliore.

Erlbruch è il marito distratto della signora Meier, sempre intento a creare qualcosa, eppur presente che nell’ultima pagina chiede: “Allora, i miei due merli: avete volato?”

LA LIBERTA’ DEL GATTO di Giuseppe Prezzolini, Ed. Henry Beyle – 8 dicembre 2016

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E’ il gatto l’animale più fantasioso ch’io conosca; dotato, per soprappiù, di spirito umoristico e da circo come nessun altro. Se ne sta sonnolento ore e ore; poi sobbalza, e con quelle sue lanternone spalancate, eccolo che si mette a spiare chi sa mai quali apparizioni e misteriosi passaggi; o a guardar fisso in un punto della stanza, che poi va ad esplorare con precauzione infinita, come se avesse ad esserci nascosto un ladro; e talora a inseguir in un angolo rimoto e sotto i mobili qualche larva od apparizione che noi non vediamo.

DA QUANDO HO INCONTRATO JESSICA di Andrew Norriss, Il Castoro ed. – 7 DICEMBRE 2016

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Recensione di Samuel (12 anni)

 

Da quando ho incontrato Jessica è un libro a mio parere molto profondo che rispecchia, in una storia di avventura paranormale, in modo semplice e diretto il tema della depressione tra ragazzi che si sentono “diversi” e incompresi avendo un difetto, o qualsiasi diversità fisiche o morali, ma che sono molto valenti nel proprio organismo.

Mette in evidenza il difetto principale dell’uomo: la paura (che può trasformarsi in odio) del diverso. Per me il romanzo vuole far capire ai ragazzi che l’uscita da quel “baratro”(come lo si definisce nel romanzo) di prese in giro, delusioni continue da parte di chi ti sta intorno eccetera, non deve essere un pretesto per cercare di isolarsi o addirittura di arrivare a ferire qualcuno o ferire te stesso, anzi esistono molti altri mezzi per riuscire a liberarsi da quel peso sulle spalle; per esempio in questo libro la venuta di Jessica incombe sul protagonista come un raggio di sole, perché è grazie a lei che riuscirà a liberarsi e a continuare la sua vita in modo normale.

TAGLIARE LE NUVOLE COL NASO di Ella Frances Sanders, Marcos y Marcos – 6 dicembre 2016

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METTERSI UN GATTO IN TESTA – Giapponese

Mettersi un gatto in testa vuol dire fingersi innocente, simulare dolcezza per indurre gli altri a crederti assolutamente angelico quando in realtà non lo sei affatto.

I VASI MEZZI VUOTI FANNO PIU’ RUMORE – Hindi

A volte un messaggio importante si può comunicare in poche parole e capita persino, quando il momento è propizio e gli astri allineati, di poter dire tutto anche in silenzio.

GLI ACINI D’UVA ANNERISCONO GUARDANDOSI A VICENDA – Turco

L’idea alla based i questo detto è che finiamo per assomigliare alle persone con cui stiamo, e che maturiamo imparando da coloro che ci circondano.

ICIO!

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ICIO!
FESTONI E FISARMONICHE DI CARTA DI ICIO BORGHI.
Inaugurazione SABATO 10 DICEMBRE 2016 ORE 18
dal 10 dicembre 2016 al 24 dicembre 2016 e dal 10 gennaio al 21 gennaio 2017

Icio Borghi, nato nel 1980 a Mirabello di Sotto e residente da diversi anni a Mirabello di Sopra (Como), è un autodidatta nel campo artistico e si dedica alla realizzazione di collage e sculture di carta solo per puro divertimento, alla ricerca di un segno lontano dai patemi romantici dell’arte.

LA GIOIA DI SCRIVERE di Wislawa Szymborska, Adelphi – 5 dicembre 2016

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UN AMORE FELICE

Un amore felice. E’ normale?
E’ serio? E’ utile?
Che se ne fa il mondo di due esseri
che non vedono il mondo?
Innalzati l’uno verso l’altro senza alcun merito,
i primi qualunque tra un milione, ma convinti
che doveva andare così – in premio di che? Di nulla;
la luce giunge da nessun luogo –
perché proprio su questi, e non su altri?
Ciò offende la giustizia? Sì.
Ciò infrange i princìpi accumulati con cura?
Butta giù la morale dal piedistallo? Sì, infrange e butta giù.
Guardate i due felici:
se almeno dissimulassero un po’,
si fingessero depressi, confortando così gli amici!
Sentite come ridono – è un insulto.
In che lingua parlano – comprensibile all’apparenza.
E tutte quelle loro cerimonie, smancerie,
quei bizzarri doveri reciproci che s’inventano –
sembra un complotto contro l’umanità!
E’ difficile immaginare dove si finirebbe
se il loro esempio fosse imitabile.
Su cosa potrebbero contare religioni, poesie,
di che ci si ricorderebbe, a che si rinuncerebbe,
chi vorrebbe restare più nel cerchio?
Un amore felice. Ma è necessario?
Il tatto e la ragione impongono di tacerne
come d’uno scandalo nelle alte sfere della Vita.
Magnifici pargoli nascono senza il loro aiuto.
Mai e poi mai riuscirebbero a popolare la terra,
capita, in fondo, di rado.
Chi non conosce l’amore felice
dica pure che in nessun luogo esiste l’amore felice.
Con tale fede gli sarà più lieve vivere e morire.

IL SENSO DELLA VITA di Irvin D. Yalom – Neri Pozza – 3 dicembre 2016

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Diciamo che un titolo così è anche un titolo coraggioso. Coraggioso nel senso di sfrontato tanto da parere arrogante.

Infatti l’ho aperto con un sopracciglio alzato. Sono racconti della vita lavorativa di Irvin D. Yalom, stimato psichiatra newyorchese. Ho cominciato a leggere il primo pezzo e ho capito che era il libro per me, il titolo: Mamma e il senso della vita.
Qui Yalom racconta di un sogno recente, fatto a più di sessant’anni in cui lui, su un vagoncino di una giostra da luna park, chiede alla madre a terra:
“Come me la sono cavata, mamma? Mamma, come me la sono cavata?”
Ma mamma è sotto due metri di terra.
Il racconta si snoda sulla figura di questa yiddis mame tremenda, rozza, arguta:
“Il grande enigma della mia infanzia fu: Come fa papà a sopportarla?”
Ma soprattutto sull’incredulità di Yalom, che ha dedicato tutta la propria vita lavorativa a cercare di separare i propri pazienti dalla figura materna, ad invidiare le madri amorevoli degli altri.
“Io sono uno scrittore e mamma non sapeva leggere. Tuttavia è a lei che mi rivolgo per un giudizio sul significato del lavoro della mia vita.”
E’ di un’onestà intellettuale notevole questo brano e nell’onestà c’è sempre una marca forte di generosità a me pare.
Il resto del libro è molto forte, avendo lo psichiatra lavorato per anni sull’elaborazione del lutto, però riesce sempre a mantenere tra sé e il proprio paziente un legame mai unilaterale, Yalom entra nelle problematiche, a volte con fatica le elabora, a volte è messo in scacco, a volte tende agguati, altre è lui a cadere.
In fondo racconta di sé, del proprio avanzare personale nelle fatiche della vita, aiutato anche dai propri pazienti, come è giusto che sia, mi vien da dire.
Il racconto della madre finisce con un fitto dialogo tra i due, dove lui chiede conto e lei tiene testa fino alla battuta finale della madre:
“Il tuo sogno? E’ proprio questo che ti volevo dire. E’ questo il tuo errore, Oyvin, il fatto di pensare che io fossi nel tuo sogno. Quello non era il tuo sogno, Sonny, era il mio. Anche le madri possono fare dei sogni.”