IL CORVO di Kader Abdolah – Iperborea – Recensione di Sara Merighi

IL COIl corvoRVO

Kader Abdolah
Iperborea Edizione
Nell’estate del 2013 un’amica mi propose un viaggio in Iran. Un suo conoscente, Bezhad, organizzava viaggi per piccoli gruppi di persone che volessero conoscere il suo paese di origine, la Persia.
A fine Luglio ero all’aeroporto di Istanbul ad aspettare il volo per Teheran, completamente impreparata al contatto con un paese la cui storia, la complessità della sua situazione sociale e politica uniti alla bellezza dei suoi manufatti e delle sue città, mi avrebbe affascinato.
Avevo con me Shah-in Shah di Kapuscinsky, l’unico libro che in libreria avevano saputo consigliarmi sull’Iran.
Non lo iniziai neanche, fu un altro lo scrittore che mi accompagnò nel viaggio.
Me lo suggerì Bezhad, in quel aeroporto. Una breve descrizione della sua vita mi convinse a scaricare, seduta stante, sul mio Kindle, tutti i suoi libri allora a disposizione.
Kader Abdolah è uno scrittore iraniano che scrive in lingua olandese.
Scappò dal suo paese pochi anni dopo la Rivoluzione del 1979, quando divenne chiaro che Khomeini stava portando l’Iran verso una situazione peggiore rispetto a quella esistente con lo Scià Rehza Palavhi, e viaggiò tre anni prima di riuscire ad ottenere che un Paese lo accogliesse e gli desse asilo politico. Arrivato in Olanda senza conoscerne la cultura, la lingua, né avere un punto di riferimento, Kader Abdolah (che non è il suo vero nome ma uno pseudonimo, scelto per ricordare due amici uccisi dagli ayatollah) capì che, per non morire di inedia, doveva provare ad integrarsi, imparando, per prima cosa, quella lingua ostica e oramai diventata marginale. La imparò sostanzialmente da autodidatta e quando decise di incominciare a scrivere, lo fece in Olandese.
“Il corvo”, pubblicato da Iperborea in Italia nel 2013, dopo il successo del “Viaggio delle bottiglie vuote”, “Scrittura cuneiforme” e “La casa della moschea “, è forse il coronamento del suo percorso di integrazione. Gli fu commissionato nel 2011 dall’associazione che organizza La Settimana del Libro Nederlandese, un onore che spetta solo a scrittori affermati e che prevede la pubblicazione in altissima tiratura.
In un numero prestabilito di parole, 29.000, l’autore racconta la sua vita, attraverso la voce di un esule di origini iraniane, Refid Foaq.
Refid in Iran sogna sin da ragazzo di diventare scrittore. Inizia a scrivere per raccontare la sua frustrazione nel non poter frequentare la ragazza di cui si è invaghito, poi collabora per un giornale di sinistra sino a quando, testimone della famosa occupazione dell’ambasciata statunitense a Theran, deve lasciare il paese, e lo fa’ affidandosi ad un antico detto : “Prendi la strada e la strada ti guiderà “.
La strada lo guida sino ad Istanbul da cui, per un lungo periodo, non riesce più a proseguire. La permanenza diventa sempre più umiliante e pericolosa :” Tutti i clandestini erano alla ricerca di un trafficante di esseri umani (…) Chi poteva pagare di più veniva mandato nei posti migliori. (…). Per chi non aveva che duemila dollari non restava che l’Olanda.(…) ” Ma era sconsigliata: ” Non farlo, butti via i tuoi soldi. La lingua è impossibile e il paese è microscopico. È un paese dove piove tutti i giorni e c’è sempre vento: lascia perdere”. Ma Refid non ha alternative.
Grazie al potere salvifico dell’immaginazione e dei sogni, alla forza rivoluzionaria della scrittura, all’accettazione del destino e all’amore per la poesia, come sintetizza la sua traduttrice, Elisabetta Svaluto Moreolo, e alla sua enorme forza d’animo, aggiungo,  Refid/Kader Abdolah non solo si salva ma diventa scrittore, come sognava.
L’ Iran ha sempre un ruolo centrale nei suoi libri anche se oramai sono trascorsi tanti anni da quando ha dovuto lasciarlo.
Quando e se vi tornerà troverà un sacco di negozi di lussuosi marchi occidentali, gli Apple Store (il che è un vero mistero visto che sussiste l’embargo da parte degli Stati Uniti) e la dilagante moda delle giovani ragazze iraniane di rifarsi il naso “alla francese”. Ma il paese dove sono state inventate, oltre al polo e ai mulini a vento, tre delle cose più inutilmente indispensabili della storia dell’umanità – la poesia, l’arte del tappeto e l’arte della miniatura – è riuscito incredibilmente a preservare la sua unicità.

Sara Merighi

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