Presentazione del libro COME UN ALBERO con Rossana Bossu’ – Camelozampa Editore

Sabato 4 marzo ore 16,30
COME UN ALBERO di Rossana Bossu’
Camelozampa
Presentazione, lettura del libro, merenda e laboratorio
a cura dell’autrice e illustratrice Rossana Bossù.
dai 5 ai 99 anni, ingresso libero.

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Un’ode alla bellezza della vita, una sinfonia per immagini sulle simmetrie e le corrispondenze nella natura. La crescita e la scoperta della vita raccontate attraverso le azioni comuni a tutti gli esseri viventi. Il nuovo albo dell’autrice e illustratrice di “Quanto è grande un elefante?”, tradotto anche in Corea, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda, Spagna e America Latina.

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LE COSE CROLLANO di Chinua Achebe – La nave di Teseo – Recensione di Sara Merighi

LE COSE CROLLANO di Chinua Achebe

La nave di Teseo
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Quando in libreria ho scelto “Le cose crollano” di Chinua Achebe non conoscevo né l’autore, né il titolo ma, in copertina, alcuni indizi mi avevano fatto sospettare che non si trattasse di un libro qualunque.
Per prima cosa un commento, in cui la schiva Nadine Gordimer descrive Chinua Achebe come un “talento straordinario, generoso e traboccante “.
Poi l’immagine di copertina, un quadro astratto in cui colorati pianeti, che sembrano costituire un sistema solare naïf, stanno lentamente per essere risucchiati in un vortice di materia. Le cose crollano o cambiano, appunto.
Ed infine, in quarta di copertina, due commenti, uno di Claudio Magris e uno di Nelson Mandela.
In effetti “Le cose crollano”, scritto in inglese da uno scrittore nigeriano, pubblicato nel 1958 e ripubblicato ad Ottobre 2016 dalla Nave di Teseo, non solo è stato tradotto in una cinquantina di lingue, viene utilizzato come libro di testo nelle scuole africane ed è stato venduto in più di dieci milioni di copie, ma viene considerato il libro da cui è nata la moderna letteratura africana.
Il protagonista è Okonkwo, un coraggioso e temuto guerriero di etnia Igbo, la più numerosa etnia Nigeriana, che vive nell’immaginario villaggio di Umofia, all’inizio del secolo scorso.
Okonkwo è figlio di un uomo pigro, pieno di debiti e incline ai vizi ma, come dicono gli anziani del villaggio, “Se un bambino si lava le mani, può mangiare con i re”.
E Okonkwo le mani se le è lavate con il duro lavoro e il suo coraggio, tanto da essere riuscito a conquistare l’onore di essere un “egwugwu”, la personificazione di uno dei temuti spiriti ancestrali che si palesano, nascosti in mostruose maschere, tra fumo e battiti di tamburo, per risolvere le diatribe degli abitanti del villaggio e di quelli vicini.
“E poi apparvero gli egwugwu. Donne e bambini levarono un grido e corsero via. (…) la visione era terrificante.”
Una sola paura condiziona la vita di Okonkwo, quella di assomigliare a suo padre.
La vita della maggior parte della gente della tribù, invece, è condizionata dalla paura di offendere le moltissime e temute divinità. Ani, dea della Terra, Chukwu, creatore supremo, Amadora, dio del fulmine, Idemili, dio delle acque, e tutti gli altri, i cui incomprensibili e imprevedibili comportamenti gli abitanti del villaggio cercano di esorcizzare e depotenziare attraverso antichi e spesso sanguinari riti.
La paura crea rigidità ed è una delle peggiori consigliere nella vita dei singoli individui. Quando poi è la predominante modalità di rapportarsi all’interno delle comunità, causa disastri spaventosi. La rigidità, infatti, difficilmente contempla cambiamenti graduali, più sovente provoca crolli.
Ed è ciò che avviene quando i primi missionari bianchi entrano in contatto con la cultura Igbo :”L’arrivo dei missionari aveva causato una notevole agitazione nel villaggio (…).” Se inizialmente sembrano portare migliori condizioni di vita, conforto, una filosofia di inclusione dei più deboli, di coloro che per superstizione e tradizione venivano emarginati o addirittura uccisi, a poco a poco diventano sempre più interessati al potere, sordi alla giustizia e alla propria coscienza.
Okonkwo e tutta la Nigeria ne saranno stravolti.
È difficile individuare il momento in cui, leggendo, mi sono resa conto che la prospettiva di Chinua Achebe è differente da quella a cui ero abituata.
In “Le cose crollano ” è l’Africa che parla di se stessa, con la propria voce.
Questo è il cambiamento più importante portato dalla letteratura di Achebe. Fino a quel momento di Africa ne scrivevano gli antropologi, i viaggiatori, i missionari europei o comunque non africani.
In “Le cose crollano” le storie, le tradizioni, i riti, le superstizioni (che per centinaia di anni sono state l’unica realtà nelle tribù africane e spesso resistono ancora oggi) sono state narrate dall’interno, da uno scrittore che in quella cultura ci è nato e cresciuto. E la potenza è completamente diversa. Per noi, lettori europei, ma soprattutto per i lettori africani.
Sara Merighi

Imperdibile la presentazione in prima assoluta di “Che bello!” con l’autrice Antonella Capetti e l’editore Paolo Canton, allo Spazio Libri La Cornice a Cantù in via per Alzate 9: lettura, merenda, laboratorio, dalle 16.30 alle 18.30. Partecipate!

«Chi ha scelto le parole di questo libro conosce bene i bambini e sa che quando si tratta di domande non è impossibile imboccare scorciatoie. Sa che ogni volta che si accende la scintilla della conoscenza si deve seguire la luce che emana e che porta dritti al centro del mondo sconosciuto.» Grazie a Elisabetta Cremaschi per questa bellissima recensione a “Che bello!” di Antonella Capetti e Melissa Castrillon, da oggi in tutte le librerie.

LA DOMANDA DELLA BELLEZZA di Elisabetta Cremaschi

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Quest’incontro è per noi più che la presentazione di un libro.
E’ una festa. E’ la celebrazione delle relazioni che nascono intessute e curate giorno dopo giorno, a partire dalla genesi di questo libro stupendo.
E’ la voglia di puntare i riflettori su un’amica mossa dalla passione e dalla voglia di esplorare sempre un passo più avanti.
Vi aspettiamo.

Sabato 25 febbraio
Ore 16,30
incontro con
Antonella Capetti
per la presentazione del suo libro
“Che bello!”
illustrato da Melissa Castrillon
Topipittori
sarà presente anche
l’editore Paolo Canton

Antonella Capetti è nata a Grosio, in provincia di Sondrio, il 25 settembre 1967. Ha cominciato a leggere prima dei 5 anni e non ha più smesso. A 20 anni ha iniziato a insegnare nella scuola dell’infanzia, dov’è rimasta per 17 anni. Poi è passata alla scuola primaria, dove dal 2004 insegna italiano. La passione per la lettura, e soprattutto per gli albi illustrati, caratterizza da sempre il suo lavoro: dal 2013 le attività con i suoi alunni sono quotidianamente documentate sul blog Apedario, in cui racconta la sua scelta di insegnare a leggere e scrivere utilizzando gli albi. Ha pubblicato filastrocche e brevi storie. Ma il libro di cui fino ad ora è più orgogliosa è autoprodotto e raccoglie 108 poesie scritte e scelte dai suoi 54 alunni.

Melissa Castrillon vive a Cambridge dove lavora come illustratrice freelance. Nata nel 1986 da madre inglese e padre colombiano, è cresciuta in una cittadina vicino a Londra. Ha passato i primi anni della sua vita a disegnare e arrampicarsi sugli alberi, ora trascorre gran parte del suo tempo sognando di disegnare e arrampicarsi sugli alberi.
Nel 2009 Melissa ha conseguito la laurea triennale e, nel 2014, la laurea specialistica in illustrazione alla Cambridge School of Art. Attualmente si dedica all’illustrazione a tempo pieno, sia nei libri per bambini sia nell’illustrazione editoriale. L’amore per la serigrafia e i colori forti sono una costante nel suo lavoro. Ha collaborato con editori da entrambi le parti del globo, da Faber & Faber a Penguin Random House, Templar, Groundwood books, Simon & Schuster e Topipittori.

Presentazione del libro Che bello! Con Antonella Capetti – Topipittori

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Incontro presentazione del libro “CHE BELLO!” con Antonella Capetti e l’editore Paolo Canton.
Incontro / presentazione / laboratorio / ingresso libero
dai 5 ai 99 anni

CHE BELLO!
di Antonella Capetti e Melissa Castrillon
Topipittori Editore

Anche nella vita di un piccolo bruco possono verificarsi fatti straordinari. È ciò che accade al protagonista di questo albo che, una mattina, mentre è occupato nelle solite faccende, incontra un essere mai visto prima che ha per lui due parole misteriose e seducenti. Da quel momento il bruco non fa che pensarci, chiedendo spiegazioni agli animali che incontra. Tuttavia, di domanda in risposta, anziché sbrogliarsi, le cose si fanno più oscure. Fino a che il povero bruco pensa di aver perso la pace per sempre. Ma proprio quando sta per gettare la spugna, qualcosa appare nel cielo notturno…

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Incontro con Eletta Revelli e il suo libro “Un amore di Clochard”

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Spazio Libri La Cornice
vi invita
giovedì 16 febbraio 
ore 21
all’incontro con Eletta Revelli
autrice del libro Un amore di clochard
Era una strana amicizia, entrambi se ne rendevano conto. Lei, Olivia, la reginetta delle B: buona famiglia, borghese, benestante, brava, bella e pure buona d’animo. Insomma, una “regolare”, anche se al culmine di una serie di frustrazioni professionali, sentimentali e familiari. Lui, Giuliano, un arcobaleno di lettere: alcolista, vagabondo, sregolato, (un po’) tossico, pluripregiudicato. In poche parole, completamente in aria. Eppure, sopra quel palcoscenico degno di nota che è il Lago di Como, qualcosa è accaduto. Due esseri diametralmente opposti, ma inspiegabilmente attratti l’uno verso l’altra, si sono presi per mano e attraverso pregiudizi, paure e confusione, hanno ritrovato il senso della vita. E pensare che tutto comincia (e finisce) da una forchetta.

TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO di Jonas Hassen Khemiri – Iperborea – Recensione di Valentina Pellizzoni

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Parto dalla fine.

Parto dall’incontro organizzato da Iperborea con Jonas Hassen Khemiri.

Lui è lì, seduto sul bordo del palco. Lunghe dita, capelli corvini lisci e lunghi, magro, altissimo. L’incontro è finito: legge un brano del suo libro in svedese e da quel corpo esile, escono parole fatte solo di consonanti dure. E’ un effetto straniante. Non diresti sia svedese, no. Eppure lo è. Di padre tunisino, certo, ma che c’entra.

Porta su di sé il marchio della differenza. Come raccontava nel 2013 nell’articolo rivolto all’allora Ministro della Giustizia svedese, in cui le proponeva di scambiarsi la pelle per poter provare l’effetto che fa sentirsi bersaglio di pregiudizi razziali. Nel giro di poche ore l’articolo diventa virale.

Tutto quello che non ricordo parte da un enigma: Samuel è morto in un incidente d’auto, è stato suicidio? O fatale errore?

Come una piece teatrale, il romanzo fa parlare le voci di chi ha conosciuto l’uomo.

Ma man mano che il libro avanza, le voci si intersecano anche contraddicendosi in un climax in crescendo che raggiunge l’apice proprio a metà libro, quando niente pare incasellarsi. Khemiri dice che è un libro sul potere della parola. Le parole erano l’unica certezza che avevo da bambino, continua. Loro mi aiutavano sempre.

Ma il libro racconta anche una storia d’amore bellissima e travolgente, ma anch’essa come dimessa. Immaginatevi un’appassionante storia d’amore narrata con calma, con voce calda e rassicurante:

“Era come se i nostri cervelli avessero suonato insieme in una vita precedente, esercitandosi con le scale e accordando i propri neuroni nella stessa chiave, e adesso finalmente si incontravano di nuovo, potevano sbizzarrirsi anche senza spartito.”

E infine, dice Khemiri, il mio è un libro sull’economia.

Sì perché nel libro i soldi sono i co-protagonisti di Samuel. Lo status sociale differente dei personaggi, che influisce così tanto nelle loro relazioni è forse la parte più dolorosa. Io farei un salto e lo definirei un libro politico anche.

Il finale comunque svela.

I pezzetti nella seconda parte del libro si incastrano.

Le parole dicono la verità.

Valentina Pellizzoni