TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO di Jonas Hassen Khemiri – Iperborea – Recensione di Valentina Pellizzoni

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Parto dalla fine.

Parto dall’incontro organizzato da Iperborea con Jonas Hassen Khemiri.

Lui è lì, seduto sul bordo del palco. Lunghe dita, capelli corvini lisci e lunghi, magro, altissimo. L’incontro è finito: legge un brano del suo libro in svedese e da quel corpo esile, escono parole fatte solo di consonanti dure. E’ un effetto straniante. Non diresti sia svedese, no. Eppure lo è. Di padre tunisino, certo, ma che c’entra.

Porta su di sé il marchio della differenza. Come raccontava nel 2013 nell’articolo rivolto all’allora Ministro della Giustizia svedese, in cui le proponeva di scambiarsi la pelle per poter provare l’effetto che fa sentirsi bersaglio di pregiudizi razziali. Nel giro di poche ore l’articolo diventa virale.

Tutto quello che non ricordo parte da un enigma: Samuel è morto in un incidente d’auto, è stato suicidio? O fatale errore?

Come una piece teatrale, il romanzo fa parlare le voci di chi ha conosciuto l’uomo.

Ma man mano che il libro avanza, le voci si intersecano anche contraddicendosi in un climax in crescendo che raggiunge l’apice proprio a metà libro, quando niente pare incasellarsi. Khemiri dice che è un libro sul potere della parola. Le parole erano l’unica certezza che avevo da bambino, continua. Loro mi aiutavano sempre.

Ma il libro racconta anche una storia d’amore bellissima e travolgente, ma anch’essa come dimessa. Immaginatevi un’appassionante storia d’amore narrata con calma, con voce calda e rassicurante:

“Era come se i nostri cervelli avessero suonato insieme in una vita precedente, esercitandosi con le scale e accordando i propri neuroni nella stessa chiave, e adesso finalmente si incontravano di nuovo, potevano sbizzarrirsi anche senza spartito.”

E infine, dice Khemiri, il mio è un libro sull’economia.

Sì perché nel libro i soldi sono i co-protagonisti di Samuel. Lo status sociale differente dei personaggi, che influisce così tanto nelle loro relazioni è forse la parte più dolorosa. Io farei un salto e lo definirei un libro politico anche.

Il finale comunque svela.

I pezzetti nella seconda parte del libro si incastrano.

Le parole dicono la verità.

Valentina Pellizzoni

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