Di fiori, vecchie foto e tazze di tè di Vera Frigerio

Di fiori, vecchie foto e tazze di tè

di Vera Frigerio, bibliotecaria

Le atmosfere melanconiche, l’evanescente poeticità delle figure e del segno, l’indagine introspettiva che i personaggi ritratti da Joanna Concejo innescano in chi legge, attraverso l’intensità dei loro sguardi, le increspature delle bocche, le pieghe disegnate dal tempo sulla pelle, la compostezza dei gesti, sono alcuni degli aspetti che accomunano le sue opere, così come la morbidezza della luce che si posa sulle cose come polvere. Simili caratteristiche contribuiscono a far sì che le storie da lei illustrate vivano in una sorta di tempo sospeso, silenzioso, estraneo alla contingenza e vividezza della realtà; un tempo lontano e vicino, in cui si compiono scoperte, affiorano reminescenze, si celano segreti, prendono forma desideri, si accendono epifanie; un tempo tutto interiore, in cui oggetti e persone sembrano fluttuare persi nelle loro solitudini. Sono l’esattezza della linea, il tratteggio a matita e l’uso ponderato del colore, di cui l’autrice si avvale soprattutto in chiave simbolica, a dare consistenza ed esistenza agli elementi rappresentati, conferendo loro contorno e peso.

Anche l’ultimo albo di Joanna, L’anima smarrita, scritto da Olga Tokarczuk e vincitore della Menzione Speciale del Bologna Ragazzi Award 2018, trasporta il lettore in una dimensione temporale alterata e sfuggente.

Protagonista del libro un uomo, che ad un certo punto della sua vita (al lettore il piacere di riconoscere quale nelle tavole iniziali), comincia a maturare la consapevolezza di aver perduto la sua anima, di averla smarrita da qualche parte senza essersene reso conto, occupato a rincorrere impegni e affanni del vivere quotidiano. Confuso e spaventato, l’uomo accetta il consiglio di una saggia dottoressa e si trasferisce in una piccola casa di campagna, in attesa che la sua anima ritardataria (perché, si sa, “la velocità con cui si muovono le anime è molto inferiore a quella dei corpi”), lo raggiunga e si ricongiunga a lui. L’anima, luogo d’origine del pensiero e del sentimento umano, ha nell’albo le sembianze di un bambina, quasi dell’infanzia ne condividesse il senso della meraviglia, la curiosità, la sensibilità, il pensiero magico, la vitalità, l’emotività, l’autenticità.

L’inserzione nel libro di due pagine opache trasparenti, a indicare dell’attesa l’inizio e la fine, crea una sorta di cesura tra un tempo che potremmo definire cronologico, misurabile, e un tempo psicologico, soggettivo, com’è quello del ricordo.

I fogli ingialliti di un vecchio quaderno a quadretti, i bordi che incorniciano la maggior parte delle immagini, le fotografie in bianco e nero, le buste e i francobolli riprodotti all’interno delle illustrazioni, ogni singola scelta concorre a trasportare chi legge in un passato che ha l’odore acre ma familiare delle cose dimenticate in soffitta.

Nell’albo convivono due narrazioni che corrono parallele quasi per l’intera lunghezza del racconto, per convergere nell’incontro finale tra il protagonista e la bambina. Le maggior parte delle pagine di sinistra descrivono infatti il percorso seguito dalla bambina per raggiungere l’uomo, mentre quelle di destra raffigurano l’attesa dell’uomo, la cui durata è intuibile grazie ai cambiamenti avvenuti nel suo aspetto e nell’abitazione in cui vive. Lo sguardo del lettore, scorrendo da una pagina alla successiva, è costretto a saltare di continuo da una dimensione spaziale ad un’altra, da una scena in esterno ad una in interno, compiendo simultaneamente anche un viaggio nella memoria del personaggio, come se tale viaggio costituisse una sorta di tappa obbligata per la (ri)scoperta di sé. E quando alla fine il ricongiungimento/riconoscimento avviene, è l’irrompere del colore nella pagina a darne testimonianza, inondando la stanza di luce, calore, vita, e rendendo così possibile la splendida fioritura delle piante di cui Jan, il protagonista, è andato nei mesi circondandosi; una fioritura talmente rigogliosa da varcare la soglia di casa, irradiarsi nel paesaggio circostante e invadere perfino i risguardi di chiusura dell’albo.

Nei libri illustrati da Joanna troviamo spesso rappresentati fiori e piante, a rivelare non solo una personale passione per la botanica, ma anche e soprattutto a mettere in luce il loro grande potenziale evocativo, in quanto manifestazione di bellezza, grazia, purezza, sentimento.

Altro elemento ricorrente nella sua opera è la casa (Il signor nessuno, L’angelo delle scarpe o C’era una volta una bambina), che l’illustratrice si diverte a vestire di carte da parati e tappezzerie floreali, oltre che a disseminare di fotografie, quadri, vasi, suppellettili e piccoli oggetti, conferendo anche ad essa valore metaforico: la casa come principio, espressione e dimora dell’identità.

Il testo di Olga Tokarczuk si presenta piuttosto breve, scorrevole, lineare, ed è contraddistinto da espressioni introduttive e conclusive proprie del racconto fiabesco, come “Una volta c’era un uomo” o “Da quel momento vissero a lungo felici e contenti”, che contribuiscono ad accentuare l’indefintezza temporale della vicenda narrata e ad attribuirle così carattere d’universalità.

Per quanto l’illustrazione di Joanna Concejo possa sembrare ad un primo sguardo dominata da toni narrativi e figurativi nostalgici, onirici, non immediatamente decifrabili, al punto da trasmettere al lettore una sensazione d’inquietudine mista a languidezza, le tavole finali dei suoi libri emanano sempre un chiarore capace di alleviare ogni possibile tensione emotiva accumulata e illuminare il futuro di possibilità. Proprio come succede quando, dopo una lunga notte, assistiamo a quel miracolo che è l’alba che nasce.

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PS Una piccola nota a margine, che vuole essere un omaggio a quello che resta in assoluto uno dei miei albi preferiti, Il signor nessuno: come non notare l’analogia tra la copertina di L’anima smarrita e quella della nuova edizione di Il signor nessuno? Chissà qual è il nome della speciale sartoria che confeziona le giacche ai protagonisti dei libri di Joanna…

Libri citati:

Joanna Concejo, Il signor nessuno, Topipittori, 2008

Giovanna Zoboli, Joanna Concejo, L’angelo delle scarpe, Topipittori, 2009

Hans Christian Andersen, Joanna Concejo, I cigni selvatici, Topipittori, 2011

Jean-François Chabas, Joanna Concejo, Les fleurs parlent, Casterman, 2013

Giovanna Zoboli, Joanna Concejo, C’era una volta una bambina, Topipittori, 2015

Marek Bienczyk, Joanna Concejo, Un prince à la pâtisserie, Format, 2015

Olga Tokarczuk, Joanna Concejo, L’anima smarrita, Topipittori, 2018

Sitografia:

http://joannaconcejo.blogspot.com/

http://lascatoladelte.blogspot.com/2011/04/per-i-borghi-di-macerata-intervista-con.html

http://www.lefiguredeilibri.com/2010/01/11/joanna-concejo-il-mio-primo-libro/

http://www.lefiguredeilibri.com/2011/05/16/joanna-concejo-7-domande/

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