Corso super facile di Photoshop con Anna Canavesi allo Spazio Libri La Cornice

Associazione Spazio Libri La Cornice
vi invita al
Corso super facile di Photoshop con Anna Canavesi
6 lezioni da 2 ore allo Spazio Libri La Cornice!
Iniziamo il 10 febbraio 2020 per 6 lunedì
dalle ore 20,30 alle 22,30.

Vi serve:
– il vostro computer personale (Windos o Mac, è indifferente)
– Photoshop già installato (versione CC o CS6. Con una
versione precedente è fattibile ma un po’ più difficoltoso).
– Un mouse o tavoletta grafica (per i più arditi).

Il corso sarà un avvicinamento molto semplice e intuitivo al programma, analizzando interfaccia, strumenti, livelli, metodi colore.

Si prevede l’elaborazione di una locandina composta da vari elementi, immagini, selezioni, riempimenti colori, caselle di testo, tracciati vettoriali, con cui si potranno capire alcune funzionalità e possibilità del programma.

A richiesta si potranno trattare degli argomenti specifici, se comunicati la lezione precedente.

Per info e iscrizioni:
spaziolibrilacornice@gmail.com
tel. 031 700571
Costo: 90 € + 15 € tessera Ass. Spazio Libri La Cornice se non ancora soci.

Spazio Libri La Cornice – Viale Ospedale 8 Cantù (Co)

L'immagine può contenere: testo

Internazionale Kids da oggi allo Spazio Libri La Cornice!

Internazionale Kids da oggi allo Spazio Libri La Cornice!

Ogni mese potete passare da noi a prendere la vostra copia per i vostri figli (o per voi!)

Internazionale Kids è fatto con i migliori giornali per bambine e bambini pubblicati in tutto il mondo.
76 pagine, 3 euro

#internazionalekids #rivista #bambini #bambine #giornalismo #fotografia #spaziolibrilacornice

Teresa Radice & Stefano Turconi “Le ragazze del Pillar” a Cantù

Venerdì 7 febbraio 2020 ore 20,30
Spazio Libri La Cornice
vi invita all’incontro con gli autori
TERESA RADICE & STEFANO TURCONI
LE RAGAZZE DEL PILLAR
BAO Publishing
Firmacopie
Entrata libera
Fino a esaurimento posti

Teresa Radice e Stefano Turconi tornano alle atmosfere del romanzo grafico che li ha resi famosi nel mondo “Il porto proibito”, con una serie di storie dedicate alle prostitute del Pillar to Post, il bordello al centro della storia del Porto.

cover ragazze stampa
Spazio Libri La Cornice
Viale Ospedale 8
Cantù (Co)
tel. 031700571
spaziolibrilacornice@gmail.com

SILVIA COSIMINI traduttrice letteraria islandese / italiano a Cantù

📌 Spazio Libri La Cornice e Francesco Moscatelli giornalista de La Stampa
presentano
SILVIA COSIMINI traduttrice letteraria islandese / italiano
Venerdì 31 gennaio ore 18
Ingresso libero e aperitivo 
Brevissimo giro d’Islanda e dei suoi scrittori
con Silvia Cosimini
Vi aspettiamo

gran_tour_islanda cosimini silvia

*Autobiografia di Silvia Cosimini
“Mi chiamo Silvia Cosimini e sono nata a Montecatini Terme il 9 giugno 1966. Da quella data in poi ho attraversato un periodo freak, uno punk, uno dark e uno naif; poi sono entrata nella fase medievista e sono partita per il trip celtico, che a sua volta ha innescato quello nordico, durante il quale ho capito che da grande volevo fare la Fernanda Pivano islandese”.

silvia cosimini

1) Jon Kalman Stefansson “Paradiso e inferno”
(Iperborea) Bolungarvik
Stefánsson è l’erede della grande letteratura islandese del Novecento premiata a livello internazionale con il Nobel a Laxness nel 1955. Paradiso e inferno è un romanzo di formazione che è sia una grande epopea sulla pesca del merluzzo (tuttora voce centrale dell’economia islandese) sia grande atto di fede nel potere dei libri e delle parole. Bolungarvik è un minuscolo paese di pescatori dei fiordi Nord-occidentali, simbolo dell’isolamento e del rapporto simbiotico con la natura che contraddistingue il popolo islandese fin dall’insediamento dei primi coloni sull’isola nell’874 D.C.

2) Bergsveinn Birgisson “Il vichingo nero” (Iperborea) Hornstrandir
Birgisson, scrittore studioso di filologia norrena, ricostruisce la storia di un suo antenato che fu tra i colonizzatori d’Islanda. Geirmund “pelle nera”, figlio di un vichingo e di una donna del Bjarmaland (oggi in Russia), rappresenta una rottura del mito fondativo del Paese. L’Islanda fu conquistata per sfruttare le sue risorse naturali (in primis il grasso e la pelle del tricheco) e fu addomesticata grazie al lavoro degli schiavi cristiani catturati dai vichinghi sulle coste irlandesi.

3) Arnaldur Indriðason “Sfida cruciale” (Guanda)
ReykjavikIndriðason, ex critico cinematografico del quotidiano Morgunblaðið, è uno storico travestito da giallista. I suoi noir tecnicamente perfetti raccontano gli ultimi settant’anni di storia islandese meglio di qualunque saggio. Sfida cruciale mostra l’importanza dell’Islanda durante la Guerra Fredda e le contraddizioni della presenza americana sull’isola.

4) Guðrún Eva Mínervudóttir “Il creatore” (Scritturapura)
Akranes
Guðrún Eva Mínervudóttir, laureata in Filosofia, si occupa di tradurre in islandese molti autori importanti, come Amélie Nothomb. I suoi romanzi dove la realtà è tesa fino a sfiorare la soglia dei limiti fisici e psicologici, senza però mai valicarli, sono un ottimo esempio della narrativa contemporanea più sperimentale. Il creatore racconta la storia d’amore impossibile fra un artigiano che realizza bambole in silicone e una madre separata, madre di una bimba anoressica, in piena crisi.

 

Bisogna piantare semi di Paradiso Terrestre sulla Terra.

Due anni fa, poco prima di Natale, una signora non più giovanissima, ci chiede di poterla aiutare a trovare un libro del quale aveva solo l’immagine di una pagina.
“Mio nipote ha avuto questa immagine come titolo del tema che la sua professoressa gli ha dato da fare. Io l’ho vista e mi sono detta voglio sapere tutto di questo libro.”
Abbiamo subito individuato il libro da cui era tratta la tavola: “L’approdo” di Shaun Tan, Tunué Ed.
Quasi con commozione, l’abbiamo dato alla signora, che l’ha guardato con cura e che dopo pochi minuti ha deciso di ordinarne quindici copie. Per Natale avrebbe regalato a tutti quel libro.

Questa è solo una delle tante storie che nascono sotto i nostri occhi. Le nostre librerie sostengono i libri e gli autori, ma sono soprattutto luoghi di storie, questa ricchezza non è riproducibile se non in pochissimi altri analoghi luoghi di relazione.
In questi giorni in cui tutti si rammaricano per le centinaia di librerie chiuse, in cui si parla di sconti e di amazon, in cui tutti ci danno molti consigli su come gestire le nostre librerie, a volte davvero ottimi a volte un po’ meno.
Noi a tutto questo abbiamo pensato di reagire raccontando le nostre storie.
Faremo dei post sulle meraviglie che nascono qui grazie a chi entra in libreria: questo è, noi crediamo, ciò che occorre tutelare maggiormente e anche narrare.
Queste storie nascono nella relazione, nella vicinanza fisica, nell’imponderabile stupore che ci regala la realtà, nelle domande che una buona letteratura evoca e fa germinare.
Dice lo scrittore Giuliano Scabia che bisogna piantare semi di Paradiso Terrestre sulla Terra.
Questo fanno le librerie.

Se volete condividere questo nostro appello, ci farebbe piacere. Se ci fossero librerie che volessero cominciare a narrare le loro storie sarebbe meraviglioso.
Questo l’hastag:#storiedilibreria

L'immagine può contenere: 2 persone

CORSO DI DISEGNO BASE – METODO E TECNICA – con Sara Dalla Pozza

📌ISCRIZIONI APERTE!

Allo Spazio Libri La Cornice
CORSO DI DISEGNO BASE – METODO E TECNICA –
con Sara Dalla Pozza

10 incontri
da martedì 4 febbraio a martedì 14 aprile 2020
dalle 20 alle 22.30
a Spazio Libri La Cornice

PER CHI
Il corso è rivolto a chiunque abbia voglia di imparare a disegnare, con un (bel) po’ di
pratica e molta, moltissima osservazione. Imparare a disegnare è una questione di
allenamento!

PROGRAMMA
Il corso si concentrerà sopratutto sul disegno a matita su carta.
Un tempo sarà riservato alla condivisione dei disegni di tutti, in questo modo si ha la possibilità di confrontarsi sul lavoro svolto ed impareremo modi diversi di percepire il mondo.
Osserveremo le luci, la composizione, i soggetti cercando di perfezionare la tecnica del disegno e del chiaroscuro durante tutto il percorso di studio.
– Osservare attentamente ciò che si guarda: è il primo passo per cominciare a disegnare.
– Stilizzare e geometrizzare le forme e le linee di costruzione per risolvere il soggetto in modo efficace e velocemente.
– Restituzione prospettica dello spazio
– Comporre in modo equilibrato affinché la composizione risulti bilanciata nel suo peso visivo.

OBIETTIVI
L’obiettivo del corso è disegnare, disegnare, disegnare!
Con la pratica si acquisisce quell’esperienza utile a percepire il mondo esterno lasciando da parte i costrutti del nostro pensiero. Disegnare significa tradurre in immagini cose reali,
quelle che i nostri occhi riconoscono ed il nostro cervello solitamente rielabora.
Per questo bisogna prima di tutto imparare ad osservare e stilizzare.
Durante il corso ognuno sarà guidato nella ricerca di uno stile personale in modo da sviluppare una capacità d’autonomia sempre maggiore.

MATERIALI A CARICO DEI PARTECIPANTI
Una matita HB, 2B, 3B, 6B, una gomma, una gomma pane.
Consigliato un quaderno personale per gli schizzi A3.

MATERIALI FORNITI
Fogli e tavolette rigide.

*MiniBiografia
Sara Dalla Pozza
Si diploma in scenografia a Brera ed in arteterapia alla Scuola di Lecco.
Ha sviluppato il suo percorso artistico e professionale a Parigi sperimentando tecniche di pittura, illustrazione, stampa e ceramica.
🌈Ha l’arcobaleno nelle mani e la testa sempre tra le nuvole.☁️

Informazioni e iscrizioni:
associazionespaziolibri@gmail.com
tel. 031 700571

image1.JPG

L’evento di Annie Ernaux – recensione di Valentina Pellizzoni

FB_IMG_1578224641702
(Può darsi che un racconto come questo provochi irritazione, o repulsione, che sia tacciato di cattivo gusto. Aver vissuto una cosa, qualsiasi cosa, conferisce il diritto inalienabile di scriverla. Non ci sono verità inferiori. E se non andassi fino in fondo nel riferire questa esperienza contribuirei a oscurare la realtà delle donne, schierandosi dalla parte delle dominazione maschile del mondo.)

Sono decine gli appunti mentali che mi sono segnata durante la lettura de L’evento di Annie Ernaux, edito da L’Orma. È un libro che in Francia uscì nel 2000 e pubblicato solo ora in Italia, quasi vent’anni dopo.

L’evento di cui si narra è un aborto che la Ernaux ricostruisce dalla sua memoria: nell’ottobre del 1963, una brillante studentessa di lettere a pochi passi dalla tesi, rimane incinta e non vuole tenere il bambino. Il centinaio di pagine descrive tutto il percorso fatto dalla ragazza fino all’indimenticabile data del 20 gennaio (può la data di un libro imprimersi così tanto anche nella memoria del lettore?).

Il romanzo breve in prima persona avvicina, mentre la scrittura tagliente e netta e riva di sentimentalismi dell’Ernaux, allontana. Ad aumentare questo senso di distanza ci sono le parole dell’autrice che alternandosi alla narrazione dell’evento, riflette sul percorso che scrittura e memoria hanno su di lei:

“Voglio tornare a immergermi in quel periodo della mia vita, sapere ciò che è stato trovato lì dentro. Questa esplorazione si inscriverà nella trama di un racconto, l’unica forma in grado di rendere un evento che è stato solo tempo all’interno e al di fuori di me.”

Questi momenti di metaletteratura sono spesso messi tra parentesi dall’autrice, come la citazione iniziale posta all’inizio di questo scritto, quasi volessero essere un bisbiglio nel racconto, mentre ne sono la parte fondamentale, ciò che rende il libro un testo imprescindibile. Lotta la Ernaux con se stessa, ogni parola è scelta, ogni frase pensata, è un work in progress che né lettore né autrice sanno dove porterà.

Il racconto della ragazza procede e molti piani emergono e interrogano: dalla perdita di capacità intellettive dovute alla mancanza di concentrazione (“(…) quell’assoluta incapacità di scrivere la tesi mi spaventava più della mia necessità di abortire. (…) Avevo smesso di essere ‘intellettuale’. Non so se questo sentimento sia diffuso. Provoca una sofferenza indicibile.”), panico reale che prende spesso il sopravvento durante la maternità e quasi tabù enunciarlo, fino all’ardito paragone tra gli scafisti e le mammane (“Gli scafisti esigono somme esorbitanti e talvolta scompaiono durante la traversata. Ma niente ferma i kosovari, né tutti gli altri migranti dei Paesi poveri: è la loro unica strada verso la salvezza. Si perseguitano gli scafisti, si deplora la loro esistenza come trent’anni da quella delle mammane. Non si mettono in discussione né le leggi né l’ordine mondiale che ne determinano l’esistenza.”).

In tutto ciò l’evento prende sempre più forma, ci si avvicina lentamente, inesorabilmente scelto, senza via di scampo. Inciampa in dettagli di poco conto: nella carta da parati della stanza in cui avviene, nella spazzola, nella risposta secca di un farmacista. Eppure di tutto, di tutto il dolore e lo strazio e pure l’orrore di cui narra il libro, la parte più tagliente e così profondamente devastante, perché così universalmente vicina ai vissuti femminili di generazioni e generazioni, è stato il passaggio in cui la ragazza impaurita chiede al giovane chirurgo cosa stava per fargli e lui grida: “Non sono mica l’idraulico!”. E così, tra parentesi Ernaux scrive:

“(《Non sono mica l’idraulico!》Queste parole, come tutte le altre che costellano questo evento, banalissime, pronunciate da persone che le dicevano senza riflettere, continuano a deflagrarmi dentro. Né la ripetizione, né un’interpretazione sociopolitica possono attenuarne la violenza, una violenza che non mi aspettavo. In un lampo, ho l’impressione di vedere l’immagine di un uomo vestito di bianco con i guanti in lattice che mi tempesta di pugni urlando “Non sono mica l’idraulico!”. E quella frase, (…) continua a gerarchizzare in mondo dentro di me, a separare, come colpi di manganello, i medici dagli operai e dalle donne che abortiscono, i dominanti dai dominati.)”

Tutte noi abbiamo avuto un uomo, almeno una volta nella vita e sperando in circostanze molto meno gravi e disperate di quelle narrate nel libro, che ci ha urlato “Non sono mica l’idraulico!”. La violenza e la banalità delle parole, scrive Ernaux, a volte rimangono più dell’evento in se stesso o quanto meno sono dolorose tanto quanto.

Quanto dolore. Eppure nel finale l’autrice trova un senso a ciò che le è successo. Lo scrive così, stringato in due righe che vi lascio trovare. Tutto ritorna alla normalità, lentamente, ma lì ritorna. E come si capisce quando si ritorna su questo mondo?

“Non so quando sono tornata nel cosiddetto mondo normale, formulazione vaga ma di cui tutti comprendono il senso, cioè quello in cui la vista di un lavandino scintillante, della testa dei passeggeri su un treno non è più né un interrogativo né un dolore.”