LA SIGNORA MEIER E IL MERLO di Wolf Erlbruch, Edizioni E/O – 9 dicembre 2016

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Questo libro inizia così:

“La signora Meier era sempre in pensiero.”

Una vita in pensiero non è una bella vita. Il marito sempre indaffarato in qualche altra attività non prende tanto sul serio le sue apprensioni. Poi, un giorno, la signora Meier trova un piccolo merlo e comincia a prendersi cura di lui. Ha sempre meno pensieri, se non indirizzati al piccolo merlo. Come potrà riuscire ad insegnare al merlo a volare?

Col grembiulone, i grandi polpacci, la pettinatura sempre a posto e la casa in ordine, la signora Meier decide che è il momento di osare e così si arrampica sull’albero col merlo. Riuscirà a farlo volare? Cosa farà?

Il finale non lo svelo, ma è d’una tenerezza sconvolgente. Vorrei essere io quella donnona fragile a cui si è dischiusa all’improvviso una via. Che è riuscita a far volare via i propri pensieri, usandoli nel modo migliore.

Erlbruch è il marito distratto della signora Meier, sempre intento a creare qualcosa, eppur presente che nell’ultima pagina chiede: “Allora, i miei due merli: avete volato?”

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LA LIBERTA’ DEL GATTO di Giuseppe Prezzolini, Ed. Henry Beyle – 8 dicembre 2016

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E’ il gatto l’animale più fantasioso ch’io conosca; dotato, per soprappiù, di spirito umoristico e da circo come nessun altro. Se ne sta sonnolento ore e ore; poi sobbalza, e con quelle sue lanternone spalancate, eccolo che si mette a spiare chi sa mai quali apparizioni e misteriosi passaggi; o a guardar fisso in un punto della stanza, che poi va ad esplorare con precauzione infinita, come se avesse ad esserci nascosto un ladro; e talora a inseguir in un angolo rimoto e sotto i mobili qualche larva od apparizione che noi non vediamo.

DA QUANDO HO INCONTRATO JESSICA di Andrew Norriss, Il Castoro ed. – 7 DICEMBRE 2016

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Recensione di Samuel (12 anni)

 

Da quando ho incontrato Jessica è un libro a mio parere molto profondo che rispecchia, in una storia di avventura paranormale, in modo semplice e diretto il tema della depressione tra ragazzi che si sentono “diversi” e incompresi avendo un difetto, o qualsiasi diversità fisiche o morali, ma che sono molto valenti nel proprio organismo.

Mette in evidenza il difetto principale dell’uomo: la paura (che può trasformarsi in odio) del diverso. Per me il romanzo vuole far capire ai ragazzi che l’uscita da quel “baratro”(come lo si definisce nel romanzo) di prese in giro, delusioni continue da parte di chi ti sta intorno eccetera, non deve essere un pretesto per cercare di isolarsi o addirittura di arrivare a ferire qualcuno o ferire te stesso, anzi esistono molti altri mezzi per riuscire a liberarsi da quel peso sulle spalle; per esempio in questo libro la venuta di Jessica incombe sul protagonista come un raggio di sole, perché è grazie a lei che riuscirà a liberarsi e a continuare la sua vita in modo normale.

TAGLIARE LE NUVOLE COL NASO di Ella Frances Sanders, Marcos y Marcos – 6 dicembre 2016

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METTERSI UN GATTO IN TESTA – Giapponese

Mettersi un gatto in testa vuol dire fingersi innocente, simulare dolcezza per indurre gli altri a crederti assolutamente angelico quando in realtà non lo sei affatto.

I VASI MEZZI VUOTI FANNO PIU’ RUMORE – Hindi

A volte un messaggio importante si può comunicare in poche parole e capita persino, quando il momento è propizio e gli astri allineati, di poter dire tutto anche in silenzio.

GLI ACINI D’UVA ANNERISCONO GUARDANDOSI A VICENDA – Turco

L’idea alla based i questo detto è che finiamo per assomigliare alle persone con cui stiamo, e che maturiamo imparando da coloro che ci circondano.

IL SENSO DELLA VITA di Irvin D. Yalom – Neri Pozza – 3 dicembre 2016

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Diciamo che un titolo così è anche un titolo coraggioso. Coraggioso nel senso di sfrontato tanto da parere arrogante.

Infatti l’ho aperto con un sopracciglio alzato. Sono racconti della vita lavorativa di Irvin D. Yalom, stimato psichiatra newyorchese. Ho cominciato a leggere il primo pezzo e ho capito che era il libro per me, il titolo: Mamma e il senso della vita.
Qui Yalom racconta di un sogno recente, fatto a più di sessant’anni in cui lui, su un vagoncino di una giostra da luna park, chiede alla madre a terra:
“Come me la sono cavata, mamma? Mamma, come me la sono cavata?”
Ma mamma è sotto due metri di terra.
Il racconta si snoda sulla figura di questa yiddis mame tremenda, rozza, arguta:
“Il grande enigma della mia infanzia fu: Come fa papà a sopportarla?”
Ma soprattutto sull’incredulità di Yalom, che ha dedicato tutta la propria vita lavorativa a cercare di separare i propri pazienti dalla figura materna, ad invidiare le madri amorevoli degli altri.
“Io sono uno scrittore e mamma non sapeva leggere. Tuttavia è a lei che mi rivolgo per un giudizio sul significato del lavoro della mia vita.”
E’ di un’onestà intellettuale notevole questo brano e nell’onestà c’è sempre una marca forte di generosità a me pare.
Il resto del libro è molto forte, avendo lo psichiatra lavorato per anni sull’elaborazione del lutto, però riesce sempre a mantenere tra sé e il proprio paziente un legame mai unilaterale, Yalom entra nelle problematiche, a volte con fatica le elabora, a volte è messo in scacco, a volte tende agguati, altre è lui a cadere.
In fondo racconta di sé, del proprio avanzare personale nelle fatiche della vita, aiutato anche dai propri pazienti, come è giusto che sia, mi vien da dire.
Il racconto della madre finisce con un fitto dialogo tra i due, dove lui chiede conto e lei tiene testa fino alla battuta finale della madre:
“Il tuo sogno? E’ proprio questo che ti volevo dire. E’ questo il tuo errore, Oyvin, il fatto di pensare che io fossi nel tuo sogno. Quello non era il tuo sogno, Sonny, era il mio. Anche le madri possono fare dei sogni.”

CHIEDIMI COSA MI PIACE di Bernard Waber e Suzy Lee – Terre di mezzo editore – 2 dicembre 2016

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Un papà e una bambina escono di casa, un cappellino blu lui, un cappottino rosso lei. Una passeggiata li attende.

L’incipit del libro segna il passo:
“Chiedimi cosa mi piace.
Cosa ti piace?
Mi piacciono i cani.
Mi piacciono i gatti.
Mi piacciono le tartarughe.
Mi piacciono le anatre.
Le anatre in cielo? O le anatre in acqua?
Mi piacciono le anatre in cielo.
No, nell’acqua. Mi piacciono tutte e due.
Che altro ti piace?”
Nel farsi di questo serrato dialogo l’illustrazione si stringe o si allarga nel paesaggio autunnale, con l’abile mano di Suzy Lee che amiamo così tanto.
Mi ritrovo spesso a rileggerlo questo libro. Mi dà pace. Apro anche a volte le pagine a caso e semplicemente osservo le colorate illustrazioni a pastello.
Penso che per scrivere un testo così, devi conoscerla proprio bene la dialettica dell’infanzia, che ha sue regole non tanto sintattiche, quanto di ritmo, di tono, di respiro.
Ma soprattutto mi pare bellissima l’idea di vertere quel semplice atto del passeggiare, intorno alle domande. Che i bambini a noi adulti ce ne fanno tanto spesso e che spesso invece dovremmo farne noi a loro molte di più.
Se mi è concesso, ma pare più un libro filosofico, socratico in particolare. Dialogare ed indagare per scoprire. Rispondere ad un bambino con una domanda apre mondi infiniti. Dice che la curiosità sposta le cose, dice che è bello sapere cosa ne pensa, dice che sempre c’è più di una risposta, dice che puoi partire da un elenco di cose ed arrivare oltre ed oltre.
“Aspetta. Chiedimi qualcos’altro.
Cosa?
Chiedimi se voglio un altro bacio della buonanotte.
Vuoi un altro bacio della buonanotte?
Sì, vorrei un altro bacio della buonanotte.
Buonanotte.
Buonanotte.”