Arrivano i MOOK a Cantù!

Con molta felicità, finalmente portiamo a casa nostra i MOOK , Carlo Nannetti e Francesca Crisafulli!

L'immagine può contenere: 1 persona, persona seduta e occhiali

SABATO 23 SETTEMBRE 2017
in collaborazione con Festa del Legno 2017 e Topipittori

alle ore 16,30
presso Spazio Libri La Cornice
laboratorio
“LA FORMA DI ME”
dai 3 anni in sù
ingresso libero

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alle ore 11
presso Villa Calvi, Cantù
inaugurazione mostra
PRIMA DI ME
opere di Mook
dal 23 settembre al 7 ottobre 2017

“Un tuono, ero.
Rumore.
Un botto,
un chiasso,
un baccano,
uno schiamazzo, 
un fracasso”

Prima di me
testo di Luisa Mattia
illustrazioni Mook
Topipittori

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Sette righe su Caccia

Sette righe su Caccia
di Giampaolo Mascheroni

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La fotografia, mi pare, si dedichi con assiduità a rubare l’anima al soggetto che immortala. È dedito a questo tipo di caccia anche Massimo: con smalti su tavole di legno congela diversi rappresentanti del mondo animale in atteggiamenti e situazioni poco usuali. Quelle immagini, poi (misteri della pittura), nelle nostre menti si rianimano e si divertono a raccontarci storie su storie.
Sono anni che non frequento più il Museo di storia naturale di Milano: ormai i miei figli sono cresciuti. Mi accontento delle finestre che Massimo Caccia apre su quel mondo: guardo un suo quadrotto, diventa una fetta appetibile di diorama, ci sogno sopra e mi ci perdo dentro.

Sabato 16 settembre ore 17,30
Presentazione del libro LA LUCERTOLA E IL SASSO 
di Giovanna Zoboli e Massimo Caccia
Topipittori
e inaugurazione della mostra delle tavole originali.

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A zonzo per la festa

A zonzo per la festa con Bruno Venturini e Massimiliano Lepratti.
Sabato 16 settembre dalle 10,30 a sera.
Spazio Libri La Cornice
Viale Ospedale 8 Cantù (Como).

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Vogliamo le foto!

Loro, i signori attacchini, ci avevano detto che li avrebbero messi a partire da oggi. E noi non è che proprio proprio avevamo in mente questa pur così importante scadenza. Quindi quando pochi minuti fa li abbiamo visti, eravamo felicissimi! E soprattutto: di fianco al karate non poteva essere che il posto giusto perfetto! Ma anche di fianco al cestino della spazzatura vuoto, che noi la decadenza mica ci schifa. Soprattutto però, quel ciclista ha guardato così incuriosito il manifesto che ancora ancora usciva di strada.

Canturini! Fateci le foto degli altri 18 che mancano, dai! In regalo un ottimo caffè!

1 caccia

2 caccia

Inaugurazione nuova sede
Sabato 16 settembre 2017
dalle 10 a sera!

Spazio Libri La Cornice
Viale Ospedale 8
Cantù

Tel. 031 700571  spaziolibrilacornice@gmail.com

Sabato 16 settembre dalle 10 a sera INAUGURAZIONE

Io sono il sasso

Ed ecco la seconda novità di questo settembre, La lucertola e il sasso di Giovanna Zoboli e Massimo Caccia il quale oggi vi presenta il libro nel più puro stile caccesco. Buona lettura. Vi ricordiamo che le splendide tavole originali del libro saranno in mostra sabato, 16 settembre,  in occasione dell’inaugurazione della nuova sede di Spazio Libri La Cornice, in via Ospedale 8, a Cantù. Durante l’inaugurazione, alle 17.30, gli autori presenteranno il libro. Partecipate!

[di Massimo Caccia]

Nella vita dipingo.

Non l’ho scelto.

È successo.

Ho iniziato da bambino.

Facevo sgorbi.

Non avevo talento.

Ho scelto il liceo artistico

continua sul blog dei Topipittori: http://www.topipittori.it/it/topipittori/io-sono-il-sasso

 

I libri e i giochi sono tipi pigri, dicono che va bene lì sotto.
I quadri invece, piano piano, salgono le scale. Sono ragazzi temerari.
Buona domenica.

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Inaugurazione nuova sede!

Non ci sta tutto dentro una paginetta!
Voi venite. Vi assicuriamo tante cose belle!
Inaugurazione nuova sede
Sabato 16 settembre 2017
dalle 10 a sera!

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Spazio Libri La Cornice
Viale Ospedale 8
Cantù

Sabato 16 settembre Inaugurazione

Spazio Libri La Cornice
inaugura la nuova sede
in Viale Ospedale 8 a Cantù!
Siete tutti invitati sabato 16 settembre 2017
dalle ore 10 a sera!

Con i Topipittori Paolo Canton e Giovanna Zoboli – Massimo Caccia – Claudio Milani – Pia Mazza di Fata Morgana – Paolo Cabrini – Bruno Venturini e tanti altri amici a festeggiare con noi!

Letture – laboratori – racconti – musica e tanto tanto altro!
Aperitivo offerto da La cascina di Mattia

Venite venite a festeggiare con noi!

Fra qualche giorno il programma completo della giornata. Fitto fitto.

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illustrazione di Massimo Caccia, La lucertola e il sasso, Topipittori
realizzazione grafica del manifesto di Stefano Brenna

Spazio Libri La Cornice riapre il 2 settembre 2017!!

 

20621261_10210143911540183_8201250249239326096_n.jpgSabato 2 settembre riapriamo, nella nuova sede, tutto nuovo nuovo! (o quasi).

Con tantissime sorprese. Buone vacanze a tutti!

Venite a trovarci, vi aspettiamo in Viale Ospedale 8 Cantù (Como).

Tel. 031 700571 – spaziolibrilacornice@gmail.com

SABATO 16 SETTEMBRE DALLE 10,30 A SERA INAUGURAZIONE DEL NUOVO SPAZIO LIBRI LA CORNICE!

SEGNATEVELO!

CORSO CON CHIARA CARMINATI – FARE POESIA CON I BAMBINI

CHI:

Chiara Carminati scrive storie, poesie e testi teatrali per bambini e ragazzi. Specializzata in didattica della poesia, tiene corsi di aggiornamento per insegnanti e bibliotecari, in Italia e all’estero e conduce laboratori e incontri di promozione della lettura presso scuole e biblioteche.
Dall’esperienza dei laboratori ha tratto il manuale per insegnanti Fare poesia con voce, corpo, mente e sguardo (Mondadori) e il saggio Perlaparola (Equilibri). Tra i suoi libri più recenti, Parto (Panini), L’estate dei segreti (Einaudi Ragazzi), Il mare in una rima (Nuove Ed. Romane), Belle Bestie (Panini), Rime Chiaroscure (Rizzoli), Mare (Rizzoli). Nel 2012 ha ricevuto il Premio Andersen come miglior autrice. Il suo sito è http://www.parolematte.it

COSA:

Perché leggere poesia ai bambini? Come renderla un appuntamento quotidiano, un fertile terreno da condividere? Chi sono i poeti per bambini e quali sono le loro voci?
L’incontro si rivolge ad insegnanti ed educatori e intende fornire metodi e spunti per coltivare le letture poetiche dei bambini. L’esplorazione di temi, stili e forme della poesia, condotta attraverso la varietà dei testi e delle letture ad alta voce, apre le porte alla scrittura individuale con giochi di suoni e parole.
Particolare attenzione sarà messa sui seguenti argomenti:
– poesia orale, filastrocche, prime rime: le radici della poesia
– la lettura espressiva e il valore della voce
– poesia e sviluppo del linguaggio

COME:

L’esposizione sarà corredata dalla lettura ad alta voce dei testi più rappresentativi e dalla
presentazione di titoli, autori e consigli bibliografici.
Si sperimenteranno in prima persona i giochi di scrittura presentati e si valuteranno insieme effetti e potenzialità, per poi rendersi autonomi nell’ideazione di nuove stimoli creativi da proporre ai bambini.

QUANDO:

Martedì 24 ottobre 2017, ore 17.00 – 20.00

COSTI:

60€ + 5€ tessera soci Ass. Spazio Libri La Cornice 2017 (se non ancora soci)

CORSO CON ANTONELLA CAPETTI – APEDARIO: due lezioni* sugli albi, la scuola, la crescita (*liberamente ispirato da Bernard Friot)

 

CHI:

Antonella Capetti  è nata a Grosio, in provincia di Sondrio, il 25 settembre 1967. Ha cominciato a leggere prima dei 5 anni e non ha più smesso. A 20 anni ha iniziato a insegnare nella scuola dell’infanzia, dov’è rimasta per 17 anni. Poi è passata alla scuola primaria, dove dal 2004 insegna italiano. La passione per la lettura, e soprattutto per gli albi illustrati, caratterizza da sempre il suo lavoro: dal 2013 le attività con i suoi alunni sono quotidianamente documentate sul blog Apedario, in cui racconta la sua scelta di insegnare a leggere e scrivere utilizzando gli albi. Ha pubblicato filastrocche e brevi storie. Ma il libro di cui fino ad ora è più orgogliosa è autoprodotto e raccoglie 108 poesie scritte e scelte dai suoi 54 alunni. (fonte: www.topipittori.it)

COSA:

Leggere albi illustrati e libri per ragazzi come elemento fondante dell’attività educativa e didattica, motore del coinvolgimento attivo e continuo dei bambini, attraverso la comprensione, la rielaborazione personale, la produzione scritta in un’ottica di benessere individuale e collettivo a di sviluppo del pensiero personale e critico di ogni bambino.

COME:

Leggere, ascoltare, riflettere, condividere, conversare, scrivere, immaginare, cercare, illustrare: sono alcune delle azioni che come bambini compiremo da soli o insieme, ma sempre in compagnia degli albi illustrati.

QUANDO:
Corso composto da due lezioni:

Giovedì 28 settembre 2017, ore 17,00 – 20,00

Giovedì 05 ottobre 2017, ore 17,00 – 20,00

COSTI:

80€ + 5€ tessera soci Ass. Spazio Libri La Cornice

Per iscrizioni o informazioni: tel. 031 700571 oppure spaziolibrilacornice@gmail.com

Cose che vedremo dalla nostra finestra.

Un nuovo spazio sta nascendo. C’è gente che abbatte costruisce ripensa assembla.
Noi lavoriamo invece coi nostri occhi e la nostra immaginazione: là ci sarà quello, qui quell’altro, finalmente potremo, finalmente faremo.
I nostri desideri sono tutti ai nostri piedi.
Uno per uno li raccogliamo e cercheremo in ogni modo di farli entrare tra queste mure.
Non vediamo l’ora.

Dal 2 settembre in V.le Ospedale 8 Cantù (Co)

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Dal 2 settembre ti aspettiamo in V.le Ospedale 8 a Cantù!

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Tra poco cambieremo casa.
Non si può certo dire che il cambiamento ci faccia paura.
Tanto che abbiamo cambiato anche logo.
Come nel nostro stile, abbiamo chiesto una mano a un amico, che secondo noi ha fatto proprio un bel lavoro. (Grazie Stefano Brenna!)
La strada è ancora lunga, grazie al cielo.
Per ora siamo arrivati a questo punto.

Ti aspettiamo dal 2 settembre 2017 in V.le Ospedale 8 a Cantù (Como).

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CCLP Concorso Cartoline Libretto Postale allo SLLC Spazio Libri La Cornice

Vi invitiamo a partecipare alla sesta edizione del
CCLP Concorso Cartoline Libretto Postale organizzato dalla libreria Pel di carota e da Vànvere edizioni

INVIA LA TUA CARTOLINA AL CONCORSO LIBRETTO POSTALE allo SLLC Spazio Libri La Cornice 🙃

Qui di seguito il regolamento 2017:
1 – Siete in vacanza? Vi state divertendo? Oppure vi state godendo un tramonto ai confini del mondo? O, ancora, avete scoperto qualche luogo meraviglioso vicino a dove abitate?
Scrivi una Cartolina scelta da uno dei due “Libretto Postale” Pubblicati da Vànvere Edizioni entro il 1° settembre 2015 (vale il timbro postale) a: Spazio Libri La Cornice – V.le Ospedale 8 – 22063 Cantù (Como) – spaziolibrilacornice@gmail.com
2 – Prendi uno dei 16 francobolli (falsi), attaccalo nel retro e scrivi qualche riga ispirata alla cartolina e al francobollo (falso) che spedirai.
3 – Unica condizione, nel testo dovrà comparire anche una di queste tre parole (tratte dai titoli delle immagini di Franco Matticchio presenti nel primo volume di Libretto Postale): fototessera, viandante, padella.
4 – Acquista un francobollo (vero!) e spedisci!
N.B.: Ricordati di scrivere un indirizzo mail o un numero di telefono, per poterti contattare.
5 – I risultati verranno comunicati sabato 16 Settembre 2017.

PRIMO PREMIO del CCLP: una cartolina originale, disegnata da FRANCO MATTICCHIO.
www.vanveredizioni.com

Ogni cosa è illuminata: Bruno Munari di Enea Brigatti

Interessantissimo articolo di Enea Brigatti su Munari per Add editore.
E anche a noi ci siamo, vicini vicini a due nostri grandi amici: Milimbo Libros  e Antonella Capetti

Ogni cosa è illuminata: Bruno Munari

di Enea Brigatti

http://www.addeditore.it/blog/ogni-cosa-e-illuminata-bruno-munari/

Negli anni Sessanta, in Brianza, il pensiero di comprare una casa per passare le vacanze con la propria famiglia era piuttosto comune.
Si lavorava tra fratelli, nelle stesse botteghe, negli stessi mobilifici, nelle stesse esposizioni di mobili e tra fratelli si acquistava un immobile in una località marina, lacustre o di montagna, in base alle proprie preferenze.
Molto dipendeva dal caso: se il cliente acquistava i mobili per la casa delle vacanze in una zona di mare, allora si aprivano gli occhi e durante la consegna ci si informava su altre proprietà in vendita lì vicino; se invece si andava ad arredare uno chalet o una baita di montagna, la scelta alla fine sarebbe ricaduta su un appartamento immerso nelle valli.
Si creava una routine anche nella villeggiatura, una sorta di prolunga del percorso casa-mobilificio-chiesa: sempre la stessa spiaggia, lo stesso monte, lo stesso lago.
I mariti caricavano mogli e figli sull’automobile o sul treno, li portavano a destinazione e poi tornavano nei fine settimana, le maniche della camicia arrotolate e i mocassini che non andavano bene né per la spiaggia né per una passeggiata nel bosco.
La meta marittima più comune per il brianzolo medio era la riviera ligure, sia di ponente che di levante: sulle ali della speculazione edilizia si abitavano tozze palazzine costruite in fila una accanto all’altra, i balconi a ringhiera e i tetti piatti, in cui si stipavano per qualche settimana quei figli che avevano bisogno di un po’ di aria buona dopo mesi di fuliggine lombarda e medicinali che facevano annerire i denti.
La piccola-media borghesia brianzola si spostava così in blocco dal sagrato delle chiese, dagli oratori, dai cancelli delle fabbriche (la Montana e la Motta, principalmente) sul lungomare di questi paesini liguri, cercandosi con lo sguardo in mezzo a quelli che erano la propria controparte principale, ossia la media-piccola borghesia piemontese: due parti destinate a procedere parallelamente sperando di non ritrovarsi vicini di ombrellone o asciugamano.
Quando ho messo piede per la prima volta con coscienza nella casa al mare (Ceriale, per la precisione) che i genitori di mia madre avevano acquistato negli anni sessanta il tempo era andato avanti solo sul calendario.
Erano passati più di vent’anni da quando era stata comprata e arredata, ma si era mantenuta identica a quel periodo, come una piccola bolla spazio temporale ferma a cavallo fra i favolosi anni sessanta e i marroni anni settanta (come li chiama Jonathan Coe in La banda dei brocchi).
Era stata un’occasione: un cliente olandese l’aveva scelta e poi abbandonata per una villa più bella e più grande distante solo qualche centinaia di metri.
Così quando ha conosciuto quei quattro fratelli che lavoravano tutti insieme nella bottega a cui aveva commissionato i mobili per la sua nuova splendida villa, aveva fatto un tentativo: siete in quattro, ognuno di voi ha famiglia, non la volete una bella casa al mare immersa nella natura ma a pochi minuti dal mare?
Quei quattro fratelli, fra cui mio nonno, non avevano saputo resistere.
Basta appartamenti in affitto per qualche settimana a Zoagli, tinelli piccoli e letti uno sopra l’altro.
Una villetta a un prezzo di favore e tutto il futuro davanti, ognuno di loro con una famiglia in stato embrionale e in cantiere altri figli.
La presero e la sistemarono come mai avrebbero fatto con le proprie case a Lissone, rigorose, funzionali, di servizio: si erano permessi il lusso di un piccolo sogno e come tale lo avevano trattato.
Quindi: carta da parati optical, divani dalle fantasie floreali, mattonelle dai pattern psichedelici, un mini-bar per i liquori, le poltrone che sembravano delle piccole nuvole, un dondolo in ferro battuto sul balcone e sopra la televisione una lampada lunga lunga da cui usciva una luce fioca, ma che stava così bene in coordinato con il resto del mobilio.
Se al posto di quattro falegnami brianzoli ad abitare in quelle mura ci fosse stato Serge Gainsbourg, nessuno avrebbe avuto nulla da obiettare.

La casa poi è rimasta sempre così, lo è anche ora che è inagibile e invendibile.
In quella casa ho passato le prime diciassette estati della mia vita, e si sa che almeno fino ai diciotto anni la vita si compone dell’estate, gli altri mesi sono solo una lunga sala d’aspetto.
In quella capsula proveniente da un’altra epoca concentro il maggior numero di ricordi che ho: mi è entrata talmente sotto pelle che talvolta nei miei sogni ambiento tutta l’attività onirica fra le pareti di quella casa (l’altro scenario ricorrente è il supermercato, ma questa è tutta un’altra storia).
Lì la famiglia si allargava, lo spazio diventava di tutti e i cugini si trasformavano in fratelli e gli zii in co-genitori, smettevo i panni del figlio unico e iniziavo a capire in cosa consistessero i conflitti quotidiani; lì ho letto Il Giovane Holden per la prima volta, lì dal cellulare di mia madre ho mandato il primo sms della mia vita a una ragazza che mi piaceva, forte della distanza kilometrica dalla Brianza:
Lì ho imparato che odore ha il cielo quando è azzurro e il colore che prende la luce che passa attraverso le foglie, lì ho visto per la prima volta su Fuori Orario una puntata di Twin Peaks.
Quella lampada lunga lunga che faceva una luce fioca, che se volevi disegnare di sera, o attaccare le figurine, o leggere un libro dovevi accendere almeno altre due luci l’ho ritrovata anni dopo che avevo smesso di frequentare quella casa (a un certo punto le vacanze in famiglia perdono la propria attrattiva; tutto cambia) su un catalogo di una mostra sfogliato fra un prestito e l’altro al bancone della biblioteca.
Mi ero innamorato di Bruno Munari.
La lampada era la celebre Falkland, progettata da Munari per Danese nel 1964 e prodotta in collaborazione con una fabbrica di calze.
Era tutto più chiaro: di tutta quella casa l’immagine più vivida rimarrà sempre quella lampada che cala dal soffitto, si ferma a pochi centimetri dal televisore, riempie lo spazio anche quando è spenta, parla di un’epoca che è il passato ma potrebbe essere anche il futuro.
Questo perché come per ogni altro oggetto pensato da Munari, è fatto per restare, affascina perché semplice e complesso allo stesso tempo, è qualcosa di pratico ma non per questo trascurato nella forma.

Come dice d’altronde Marco Belpoliti «I designer italiani […] non producono oggetti, ma incrementano il flusso, lo evidenziano e lo punteggiano d’opere. Quello che fanno […] resta sempre in contatto con la conoscenza e la riconoscibilità. Ecco perché davanti a una lampada di Castiglioni, a una libreria di Mari o all’Abitacolo di Munari, si ha la sensazione di averli già visti; un’impressione di famigliarità, ovvero la riscoperta di quel flusso cui appartengono le chiese romaniche e i templi barocchi, l’affresco della chiesetta di campagna come il Tempio Malatestiano […]».
A Torino, verso la fine di gennaio, ho visto comparire le prime affiche che annunciavano l’imminente retrospettiva sul lavoro di Munari al Museo Ettore Fico, dal titolo Munari artista totale.
Il giorno dopo l’inaugurazione mi sono incamminato da Vanchiglia verso il Museo.
Quando sono uscito di casa ho pensato che gennaio ha senso solo perché finisce e poi spunta il sole e si può addirittura smettere di indossare i guanti.
Quasi arrivato al MEF, fermo a un semaforo in attesa di attraversare la strada, sul muro di fronte vedo un lavoro di 108 e penso che Munari forse sta anche lì dentro, in quelle forme squadrate che mi ricordano una versione aggiornata delle sue Sculture da viaggio.


Arrivato al Fico mi rendo conto di essere in anticipo rispetto all’appuntamento con il mio amico Nicolò, entro al supermercato di fronte al museo per fare un po’ di spesa.


Mentre osservo gli scaffali, cammino per i reparti e scelgo i prodotti mi rendo conto che invece lì, nella grande produzione industriale contemporanea Munari non esiste e non è mai esistito.
Forme, colori, materiali: nulla che catturi l’occhio e la mente, parlano solo lo stomaco o il portafoglio.
Unica eccezione il banco della frutta, ma su questo argomento Munari ha già detto tutto quello che si poteva dire a riguardo.



La mostra invece dice tutto quello che si può dire su Munari: accompagna il visitatore per il primo tratto di esposizione, con il giusto apparato di note biografiche e citazioni appropriate, e poi quando gli spazi espositivi si allargano invita lo spettatore a stabilire un rapporto con le opere, riportando solo le parole di Munari stesso, rinunciando alla spiegazione didascalica.




Insieme a me ci sono tantissimi bambini, e nessuno sembra annoiarsi, spazientirsi o arrabbiarsi: lasciano che i genitori spieghino loro le cose più astratte, chiedono, puntano il dito, si incantano davanti alle Macchine inutili e davanti alle polaroid e alle diapositive.




Finito il primo giro, la voglia è quella di ricominciare da capo.
L’impressione, come tutte le volte che ci avvicina al lavoro di Munari, è quella di un’artista o designer, che sia riuscito a eccellere in qualunque campo abbia operato: da qui la definizione di totale che dà il titolo alla mostra.
È difficile trovare un Munari minore e soprattutto è ancora più difficile non considerarlo un pioniere delle discipline che ha toccato con la sua opera.


Sulla strada del ritorno, con le luci della sera che si accendevano su Torino, dopo aver passato un pomeriggio con Munari la sensazione è quella di aver preso di nuovo possesso della propria vista, del proprio tatto, del proprio udito.
Si guarda, si sente, si tocca con uno spirito diverso: non si sottovaluta più nulla, è come se la mostra proseguisse poi fuori dagli spazi del museo e diventasse la vita quotidiana che ci scorre sotto i piedi tutti i giorni.
D’altra parte Ogni cosa è illuminata: lo ha detto qualcun altro ma sono sicuro che a Munari sarebbe piaciuta come espressione.

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Munari continua a vivere nel lavoro degli altri,  la sua eredità in diversi campi è stata raccolta da persone che hanno sviluppato una propria via alla creazione e che hanno personalizzato la sua lezione.
Sono persone che ho avuto la fortuna di incontrare negli anni e che ammiro: una sera gli ho inviato loro un messaggio per chiedere se avessero tempo e voglia di raccontare in poche righe cosa rappresentasse per loro Munari.

Juanjo Oller è il fondatore della casa editrice Milimbo, una delle realtà editoriali più celebrate e interessanti a livello internazionale nell’ambito delle pubblicazioni per l’infanzia.


«Munari ci ha fatto scoprire che ci sono molti modi di leggere, non solo attraverso la scrittura e le immagini: si possono leggere gli oggetti, avvicinandoci, sbirciando ognuno dei loro lati, toccandoli.
La lettura e il riconoscimento degli oggetti, la relazione tra gli oggetti come parte di un universo costituiscono, in definitiva, l’apprendimento.
Le informazioni che ci arrivano attraverso la nostra percezione si completano con la percezione degli altri, questo ci stupisce e fa sì che scopriamo il mondo da una prospettiva più ampia e completa.
Il suo avvicinamento costante all’infanzia e il suo modo di relazionarsi con il mondo attraverso il gioco simbolico, l’intuizione, la curiosità e la sperimentazione sono ingredienti necessari per l’apprendimento creativo.
Una cosa che ho letto di Joaquín Torres García che però è totalmente applicabile a Munari, e che noi come Milimbo cerchiamo di mettere in pratica, è che a partire da un’unità si può dedurre una regola, o un insieme di regole, e con queste si costituisce un “ordine” con il quale si crea tutto l’universo. Questa è la base della creazione.
Per noi quindi Munari è un maestro, un vero stimolo creativo».

Tommaso Falzone e Valentina Pellizzoni lavorano a Cantù, una città dove Munari ha da sempre un seguito di fedeli ammiratori: gestiscono Spazio Libri La Cornice, una libreria che è anche un laboratorio di falegnameria specializzato in cornici:


«Per parlare del nostro rapporto con Bruno Munari, noi dovremmo partire dal nostro contenitore.
Noi non siamo una semplice libreria, siamo un laboratorio artigianale. Non vendiamo solo libri, vendiamo anche cornici. Anzi, le cornici le facciamo. Anzi, alcuni libri li produciamo anche.
Ma noi non vendiamo solo libri e non facciamo solo cornici, vendiamo anche piccoli oggetti d’arte. E giochi.
Nella mancata identificazione precisa, nell’uscita dagli schemi classici, nella contaminazione continua di questi quattro oggetti – libri, cornici, oggetti d’arte, giochi – c’è già molto del metodo di Munari, che ha fatto dello sguardo libero e originale il proprio tassello di partenza (lui che è riuscito a far parlare una forchetta!).
Noi, un po’ per mestiere – ma voi lo sapevate che le persone incorniciano di tutto? Ma di tutto di tutto! – un po’ per vocazione, abbiamo cominciato a mettere confini di legno e vetro alle cose, rendendoci conto che a volte sono le cose stesse che chiedono dei confini per esprimersi al meglio.
Ma non tutto va appeso, allora realizziamo una cornice che si possa appoggiare anche, nuda nella sua quadrilateralità, senza orpelli, senza stampelle.
Oppure gli oggetti richiedono fili e allora la cornice si buca, senza pensare alla lesa maestà.
Munari diceva che bisogna unire il segreto del mestiere al pensiero irrazionale, non farsi spaventare né dall’uno né dall’altro, ma farli convivere nella creazione di un oggetto di uso comune.
Quale oggetto più comune di una cornice allora? Guardatevi attorno, il mondo ne è pieno.
E se è un libro che a un certo punto ci chiede un contenimento, noi non ci facciamo pregiudizi, e il contenimento glielo diamo in forma di cornice.
L’unica variabile che gli concediamo è la possibilità della fuga, la cornice se vuole si apre e lui può tornare a vagare nel mondo.»

Antonella Capetti invece lavora come insegnante alle scuola primaria: negli anni ha introdotto in classe il linguaggio degli albi illustrati per insegnare a leggere e scrivere ai suoi alunni (qui il suo blog ApeDario, che raccoglie i risultati di questo lavoro).


Nel 2016 ha pubblicato con Topipittori Che bello! un albo per il quale ha scritto i testi, illustrati da Melissa Castrillonda.
«C’è un po’ di Munari anche nella nostra scuola, e nel nostro fare scuola.
C’è nelle immagini in bianco e nero di ciccì coccò, con allitterazioni e assonanze a trasmetterci il primo amore per la poesia.
C’è nell’Alfabetiere, letto, riletto e addirittura rifatto dai bambini, dove ogni lettera è costruita da tante lettere più minute, e ha una e mille storie da raccontare.
C’è nei Cappuccetto Verde, Blu e Bianco, che, ancora una volta, come il loro autore, cambiano le carte in tavola e raccontano tutta un’altra storia.
Ma, soprattutto, c’è in questa bella frase di Munari, tratta da Azione non violenta, novembre 1998:
“[…] Se non cambiamo la mentalità dei bambini, se non gli insegniamo che essere furbi è una scelta arida, non riusciremo ad aprire una via verso la civiltà. […]”
Forse, se mi chiedessero una sola cosa che vorrei i miei bambini imparassero a scuola, potrei rispondere: questa».

Immagine di copertina: Bruno Munari, Design as art, 1989, Penguin.

http://www.addeditore.it/blog/ogni-cosa-e-illuminata-bruno-munari/

Siamo arrivati a questo punto

234.jpgTra poco cambieremo casa.
Non si può certo dire che il cambiamento ci faccia paura.
Tanto che abbiamo cambiato anche logo.
Come nel nostro stile, abbiamo chiesto una mano a un amico, che secondo noi ha fatto proprio un bel lavoro.
La strada è ancora lunga, grazie al cielo.
Per ora siamo arrivati a questo punto.
Buona serata.

Grazie Stefano!18920486_1682520058710891_2559636773058221757_n.jpg

Dal 2 settembre 2017

Massimo Canuti presenta il suo romanzo LE COINCIDENZE DELL’ESTATE Edizioni E/O

Sabato 10 giugno 2017
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Massimo Canuti
presenta il suo romanzo
LE COINCIDENZE DELL’ESTATE
Edizioni E/O

Le coincidenze dell’estate è un romanzo sull’amicizia inaspettata che può nascere fra tre persone di generazioni diverse, ma non solo. Parla della difficoltà di crescere in una famiglia a pezzi, della scoperta dell’omosessualità, del coraggio di uscire allo scoperto; è un romanzo sulla crudeltà del mondo del lavoro e su quanto sia traumatico ripartire da zero dopo aver perso tutto. Ma è soprattutto un romanzo sulla scoperta della propria identità. Tra sorelle circensi, suonatori di polka e ragazzine provocanti, Massimo Canuti scrive un libro leggero e toccante che a tratti assume la forma del giallo. Il tutto nell’insolita cornice di una Milano afosa, lenta e deserta, lontana dallo stereotipo della città fredda, svelta e indifferente che non lascia spazio a nessun contatto umano.

MUTANT(D)E mostra collettiva allo Spazio Libri La Cornice

SABATO 27 MAGGIO ORE 17.30 INAUGURAZIONE DELLA MOSTRA MUTANT(D)E 
Cari amici,
con l’ultima mostra in via per Alzate 9, vogliamo riunire gli amici, artisti e non, che negli anni ci hanno appoggiato in ogni nostra sfida ed iniziativa. E’ il nostro modo per ringraziarvi e per festeggiare un nuovo cammino.
Le opere della collettiva MUTANT(D)E saranno messe in vendita a un prezzo popolare. Il ricavato della vendita potrà aiutarci nel sostenere le spese di trasloco.
Dal 1 settembre andremo in Viale Ospedale 8 sempre a Cantù.
Grazie a tutti!
Tommaso e Valentina
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Locandina realizzata da Paolo Cabrini

INAUGURAZIONE SABATO 27 MAGGIO ORE 17.30

Monica Galanti, L.M, Gabriele Mastasio, Elisa Galli, Rossana Rossana Bossu’, Dorella Fallanca, Anna Mauceri, Barbara Mauceri, Oreste Pifferi, Anastasia Zavoli, Icio Borghi, Angela Caremi, Francesca Bazzurro, Baby Pozzi, Doan, Laura Puccetti, Teresa Ghioldi, Simona Cattaneo, Maurizio Duranti, Marina Oldani, Paolo Cabrini, Marina Petruzio, Francesca Galimberti, Cristina Faverio, Elena Bianchi Quinnipak, Anne Tiffon, Cristina Gumirato e Sara Caspani, Giulia Mirandola, Chiara Falzone, 21 studenti dell’Istituto Tecnico Industriale Luigi Ripamonti di Como: Martina Cimetti, Erica Bertini, Francesca Tridane, Pamela Ariosta, Elizabeth Frinipong, Serena Crippa, Giulia Maruzzo, Lisa Bandieri, Elisa Barbaro Monti, Lisa Bandieri, Nicole Offerente, Manuela Galletti, Goxa Jemine, Stefania Ceci, Deborah Sommaciccia, Marica lillo, Maxine Carnovali, Giulia Pensato, Antonella Anghinolfi, Federica Spinelli, Giulia Pensato Giacinto Stigliano, Andrea Verga, Asami Takahashi, Rossella Battaglia, Giuseppe Vigliotti, Silvia Molteni, Scegle, Massironi, Sonia Cattaneo, Pietro Galbusera, Betty Giordanelli, Francesca Romana Grasso, Chiara Rame, Enrico Pantani, Silvia Bettinetti…

L’idea è nata a Angela Caremi e Marina Oldani, quando non
hanno saputo resistere davanti ad un intero
guardaroba di biancheria di un convento di suore
e……… se lo sono portato a casa.
Così, come due bambine con un nuovo gioco,
hanno rovistato negli scatoloni (tanti) tra
mantelline, cappucci, camicie, camicioni e,
soprattutto, 800 mutande.
Affascinate da questo insolito materiale ne
hanno scoperto rammendi, cuciture, rattoppi,
rafforzamenti, piegoline e strappi.
E così le mutande consapevoli di questo, si sono
lasciate candeggiare, sterilizzare, bollire, lavare,
asciugare e lavare ancora e asciugare ancora.
Ma questo tesoro andava condiviso. E così Jenny
ne ha realizzato costumi per il suo teatro, Pietrina
ne ha fatto una mostra in Brasile e Sandra le ha
accolte per l’energia che trasmettevano.
E le altre? Con il coinvolgimento di tante amiche
è nata la mostra: MUTANTE.
E la loro storia non è ancora finita.

Il preferito [di Valentina Pellizzoni]

Il preferito

[di Valentina Pellizzoni]

Libri per l’infanzia sulla gelosia tra fratelli ce ne sono moltissimi. Alcuni molto belli, altri semplicemente molto didattici. In genere l’approccio che gli autori hanno nella gestione del tema è basato sul legame implicito tra fratelli, come se l’avere dei fratelli o delle sorelle fosse già di per sé una condanna alla gelosia. Raramente in questi albi si riflette sulla figura genitoriale, tutt’al più mamma e papà devono intervenire per gestire al meglio la furibonda scenata.

Riflettendo su di me invece, spesso mi percepisco come parte molto attiva di questa dinamica: non una mera dipanatrice di sentimenti contrastanti, ma motore attivo di questo sentire. È ormai da qualche anno che si discute sulla possibilità che un genitore abbia un figlio preferito,possiamo dire quindi che in parte questo tema non sia più un tabù e che, come si evince dagli studi, basta un po’ di sana consapevolezza da parte del genitore per creare un ambiente più equilibrato in famiglia. Un po’ meno attenzioni per il pargolo preferito e un po’ di più per l’altro ed ecco che tutto si sistema.

Di sicuro in questa visione delle cose cambia la posizioni dei genitori nel gioco delle gelosie. All’improvviso ci rendiamo conto che probabilmente i bambini vedono bene, non sono dei piccoli egocentrici irrazionali che pensano possa essere minata la loro posizione nel mondo familiare, forse semplicemente ci stanno indicando uno sbilanciamento. Io sento di avere senza dubbio delle preferenze. Capisco che a volte quando guardo mio figlio, il mio sguardo muta spessore, i miei sensi si aprono, la mia attenzione è vibrante. Sì, ma quale figlio?

Nel gioco delle statistiche a me sono capitati tre figli maschi. Naturalmente non sono contemplata tra le madri che preferiscono figlie femmine in quanto alter ego dove far ricadere aspettative e proiezioni. Ma nemmeno tra quelle che preferiscono il maschio come contralto a sé, avrei l’imbarazzo della scelta. Non ho nemmeno una dualità che mi salva: non ho un figlio intellettuale e uno sportivo, né il timido e l’estroverso. Ho il tre dalla mia parte, numero divino che spariglia sempre mescolando tutte le componenti in gioco. Sono libera di preferire.

Dando per assodato che i genitori hanno delle preferenze rispetto ai propri figli, farei un passo in più asserendo che le preferenze mutano. Cambiano pelle, cambiano sostanza, cambiano oggetto, cambiano nel tempo. In certi periodi della mia vita con loro ho preferito il più piccolo perché il nostro rapporto stava ancora tutto nel contatto, ed era ciò che in quel momento sapevo di dare al meglio e dal quale ricevevo di più. Poi c’è stato il periodo in cui è stato il mio figlio più grande il mio preferito: tra noi accadevano dinamiche nuove che mi rendevano euforica, con le quali non avevo mai avuto a che fare e che mi stimolavano intellettualmente.

Se non che il mio figlio di mezzo se n’è uscito con quella frase, quella frase su di me, quell’istanza di cura che mi ha donato, come quando ti coglie all’improvviso un’intensa felicità. Ho guardato meravigliata la sua attenzione e mi ha rapita.

Sono la loro madre, sì. Ma come loro, sono una persona regolata da movimenti interiori, che aprono piccole brecce e dove ognuno di loro, in modi e tempi differenti, mette un pezzetto. Questi loro gesti attirano la mia attenzione in un modo particolare e mi viene naturale concedere a questi momenti il privilegio della relazione unica: li innalzo, li idealizzo, rendo speciale in quel momento esatto, la mia relazione con lui, proprio con quel mio figlio lì.

So che in quegli attimi – che possono durare settimane – il mio sguardo su di lui è molto diverso da quello che poso sugli altri due. In quei momenti non percepisco sensi di colpa, so che durà un po’, cerco di gestire al meglio la mia relazione con gli altri, ma la mia preferenza rimane lì. Se io eccedo, la gelosia dilaga. Giustamente. Ha lo stesso sapore dell’innamoramento questo gioco. È un momento magico in una relazione, è una pausa dedicata in una vita di corsa.

Mi sono anche chiesta cosa possa accadere a un figlio unico. È una realtà che non conosco e quindi mi spingo solo ipotizzare che non sia molto differente la mia posizione da quella di un genitore con un unico figlio. Ci saranno momenti di intensa sintonia, seguiti da periodi più ordinari. Penso che anche a una madre con solo un figlio accadranno dei piccoli innamoramenti nei suoi confronti. E questo figlio certamente percepirà l’avvicinamento come la distanza. L’unica differenza è che non avrà un capro espiatorio immediato a cui fare riferimento e forse potrebbe essere più difficile da disvelare questo sentimento sottile.

Noi adulti siamo dentro nel gioco delle gelosie tra fratelli, più di quanto possa sembrare in apparenza. La famiglia è una piccola società dove ogni movimento si ripercuote sull’altro e noi genitori più spesso di quanto crediamo, attiviamo reazioni nei nostri figli.

La gelosia tra fratelli a volte rimanda delle immagini di noi che non riusciamo ad accettare. Riuscire a percepire ed essere coscienti di avere preferenze può aprire molte strade. Una di queste è riconoscere una leggittimità alla scena di gelosia, per esempio. Dare un contenitore a quel sentire così forte è un passaggio da non sottovalutare. Se quel sentimento ha una ragion d’essere nella realtà, se non c’è negazione aprioristica, allora sarà più semplice verbalizzarlo, scioglierlo, metterlo sul tavolo della parola.

La gelosia familiare è palestra delle gelosie esterne che investiranno i nostri figli, dicono gli esperti. Capire che le relazioni mutano e si coltivano e hanno un andamento non lineare e incidono sulle vite di altri e a tratti sono imprevedibili, forse può far diventare la famiglia una palestra anche per l’innamoramento.

Le immagini di questo post, scelte e realizzate da Valentina Pellizzoni e Tommaso Falzone, si riferiscono ad alcuni albi illustrati che trattano il tema della gelosia fra fratelli. Spesso sono felice, di Jens Christian Grøndahl, racconta anche di gelosie fra fratelli mai superate e ancora vive in età adulta.

http://www.topipittori.it

 

Scacciapensieri – edizioni Mille Gru, allo Spazio Libri La Cornice

Sabato 6 maggio ore 16,30

Presentazione di “Scacciapensieri” con letture animate e piccolo laboratorio di “Poesia e pop-up.”

Con Simona Cesana, Dome Bulfaro, Patrizia Gioia e Barbara Colombo.

Accompagnamento musicale a cura di Samuela Marzorati e Azzurra Giudici.

A partire dalla lettura delle poesie inserite nell’antologia, si stimoleranno i bambini a scrivere propri versi poetici che rielaborano le “emozioni”. Ogni bambino sarà poi guidato nella costruzione di un pop-up che interpreterà, attraverso la modellazione e il disegno, il tema affrontato. Ogni bambino concluderà il laboratorio con un suo piccolo pop-up (1 pagina) con suoi disegni e versi poetici.

Dai 6 anni in su, ingresso libero 

 

“Scacciapensieri, poesia che colora i giorni neri”, AA.VV., edizioni Mille Gru

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«La nostra anima è una pianura/E qualche volta è secca, brucia e graffia/ Una carezza è pioggia che la cura/ E che la innaffia»

Sono alcuni versi della poesia “Canzone delle carezze” di Bruno Tognolini, che fa parte delle 64 composizioni raccolte nell’antologia Scacciapensieri, poesia che colora i giorni neri.
Versi, rime, metafore che hanno il potere di evocare un’emozione, di consolare e cullare, di alleggerire i pesi e sciogliere i nodi. In altre parole si tratta di poetry therapy, un progetto che utilizza l’arte poetica come rimedio per guarire i mali del cuore e forse anche del corpo.
A portare avanti da anni questo progetto è l’Associazione Mille Gru, che ha introdotto la poesia in ospedali e centri di accoglienza, hospice, indirizzata a bambini ma anche ad adulti e anziani.

In questa antologia le poesie sono suddivise in “medicine”: amore, dialogo, risata, stupore, natura, tempo,armonia, più una medicina speciale, gli aforismi. Come ogni medicina c’è un libretto delle istruzioni. Per esempio, per la medicina del tempo il modo d’uso consiglia «di allontanarsi dal problema e guardarlo anche a distanza. Se non si riescono a trovare immediatamente le giuste misure, allora si consiglia di affidarsi al tempo». Tra le avvertenze si legge: «gli effetti salutari si potrebbero manifestare già mentre si ascolta e si legge: l’importante è muoversi a ritmo; l’importante è leggere e respirare a tempo».
Molti i poeti che hanno accolto l’invito dei curatori dell’antologia, mettendo a disposizione poesie già edite oppure confezionandone di nuove per l’occasione, come la poliedrica e sensibile Silvia Vecchini di cui leggiamo in “La cura che passa degli occhi”: «La sapienza della ragnatela/ ha fatto una goccia prigioniera./ Osservare è una minuscola miniera/ tesori si nascondono nella cosa più vicina./ Stupore, dolce medicina».

Tra gli altri poeti presenti Roberto Piumini («Sono triste, vieni stella/ con la tua luce lontana,/ fine mite, lieta, sana»), Giusi Quarenghi («Mi piace il vento/ perché spettina il mono. /Mi piace il vento/ perché gioca con tutto./ E ride anche da solo»), Chiara Carminati («Ballo balzo salgo scendo/ giro fletto tiro stendo/ aria aperta e compagnia/ sono un dono d’allegria!»), Vivian Lamarque, Donatella Bisutti…

Anche le immagine che accompagnano le poesie sono lievi e suggestive. Semplici macchie di colore si compongono e scompongono fino a formare delle figure danzanti e delle modelle rivestite di tonalità e cromie. L’artista è Deka, prematuramente scomparso e che accompagnava con il suo tratto lieve le parole di Gramellini quando scriveva per Lo specchio.

Scacciapensieri è uno scrigno pieno di tesori, ma con ali piccine perché nato dal cuore grande di chi lo ha pensato e che ne è diventato esso stesso editore.

Scacciapensieri, poesia che colora i giorni neri, edizioni Mille Gru, a cura di Dome Bulfaro, Anna Castellari, Simona Cesana, Patrizia Gioia.

Articolo di FULVIA DEGL’INNOCENTI tratto da Libri e Marmellata.

J. Peter JACOBSEN “NIELS LYHNE” Iperborea Collana Luci

“Una donna non può essere pura, non deve esserlo. E come potrebbe? Cos’è questa idea contro natura? È per questo che è stata creata? Rispondi! No, mille volte no. Che pazzia è mai questa? Perché con una mano ci innalzate fino alle stelle, mentre con l’altra siete costretti a trascinarci in basso. Non potete lasciarci camminare semplicemente sulla terra al vostro fianco, essere umano accanto a essere umano, e nient’altro? Ci diventa impossibile procedere con passo sicuro in mezzo alla prosa, quando ci avete accecate con i fuochi fatui della vostra poesia. Lasciateci in pace, per amor di Dio, lasciateci in pace!”

Nessun testo alternativo automatico disponibile.

NUMERO DI COLLANA: 1 LUCI

J. Peter JACOBSEN

Nato a Thisted, nello Jutland, nel 1847, formatosi alla scuola positivista e radicale di Georg Brandes, fu scienziato, botanico, traduttore e divulgatore di Darwin, oltre che poeta e romanziere. Viaggiò molto, soprattutto in Svizzera e in Italia, dove è ambientata una parte di Niels Lyhne (1880). Autore dei Guerrelieder, poi musicati da Schönberg, e del romanzo Maria Grubbe (1876), scrisse racconti e poesie, trasfigurando con il suo cromatismo impressionista la realtà esterna in illusione visiva. Considerato uno dei massimi scrittori della letteratura danese, è morto di tisi nel 1885.

Jacobsen, Gustafsson, Lagerkvist, Hamsun, Bergman, Lagerlöf, Vesaas, Jansson, Stangerup, Hansen.

Nel 2017 Iperborea festeggia 30 anni con una nuova collana, Luci, un viaggio a ritroso nel tempo per riscoprire i grandi classici pubblicati agli albori della casa editrice e introvabili da anni.

Dieci titoli che rappresentano anche un viaggio ideale attraverso 150 anni di letteratura scandinava sulle sue vette più luminose. Una nostra scelta personale e arbitraria, come lo può essere una compilation, tra gli autori che meglio hanno espresso con i loro libri ciò che più amiamo della letteratura venuta dal freddo: i grandi orizzonti, il piacere del racconto, i dilemmi etici ed esistenziali, l’eterno interrogarsi sull’epica, farsesca, tragicomica vicenda umana. E l’attitudine molto nordica di non prendersi mai troppo sul serio.

Un viaggio dedicato ai lettori che ci hanno accompagnato libro per libro fino a questo bel traguardo. In particolare a quelli che alle fiere, via email, via lettera, sui social network reclamano «quando ristampate quel…?». Questi dieci titoli sono tra i libri che negli anni ci avete più richiesto. Li riproponiamo con traduzioni aggiornate e nuove postfazioni in una veste grafica ideata da xxystudio. Le immagini originali delle illustrazioni in copertina sono state realizzate con la tecnica del linocut.

Tanti auguri Iperborea!

“Messa in piega” 12° edizione

“Messa in piega” 12° edizione di CantùArte
a cura di Giampaolo Mascheroni e Peppo Peduzzi.
Presso Villa Calvi, via Roma 8, Cantù.
La mostra si inaugurerà domenica 9 aprile 2017 alle ore 11.
Dal 9 aprile al 14 maggio 2017

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Quest’anno la manifestazione CantùArte organizzata dal Comune di Cantù in collaborazione con l’Associazione Amici dei Musei di Cantù e del suo territorio arriva alla sua dodicesima edizione. Aveva iniziato nel 1995 con la storica mostra dedicata a Bruno Munari, proponendo poi maestri come Luigi Veronesi, Fausto Melotti, Lucio Fontana e altri autori legati al territorio. L’anno scorso, con la mostra “Bianco” si erano ricordati i 40 anni dal cosiddetto “Disastro di Seveso”, quando una parte del territorio brianzolo fu investito dalla bianca nube tossica. In questa edizione si proporrà un tema più “leggero”, già evidenziato dal titolo “Messa in piega”, con una scelta di una ventina di artisti di varie generazioni che hanno usato la modalità operativa del taglio e piega di carta, metallo e altro.

La mostra si è resa possibile con la stretta collaborazione di Casaperlarte-Fondazione Paolo Minoli e di Spazio Libri La Cornice di Cantù.

Naturalmente ci saranno le note “Sculture da viaggio” di Bruno Munari, accanto a opere di artisti già storicizzati come Regina, Sol LeWitt, Grazia Varisco. Ma ci saranno molte sorprese con giovani e meno giovani tra i quali Guido Scarabottolo, Paolo Minoli, Stefano Arienti, Riccardo Gusmaroli, Battista Luraschi, Carlo Cattaneo, Giovanni Lonardo, Yoko Miura, Icio Borghi, Mirella Forlivesi, Rodolfo Colombo, Paolo Mazzuferi, Lino Gerosa, Paolo Sala, Alessandro Marelli.

All’interno della mostra saranno esposti libri e multipli di vari autori, tra i quali Milimbo, Rodtchenko e Attilio. Verranno attivati inoltre laboratori per bambini sul tema del taglio e della piega, e sarà pubblicato un catalogo edito da La Vita Felice di Milano con testi di Marco Belpoliti, Riccardo Zelatore e dei due curatori della mostra.
Sarà quindi un sorprendente percorso attorno alla possibilità di realizzare manufatti artistici semplicemente tagliando e piegando materiali diversi.

La mostra si inaugurerà domenica 9 aprile 2017 alle ore 11 presso Villa Calvi in via Roma e resterà aperta fino a domenica 14 maggio

Orari:
martedì-venerdì 16.00/19.00
sabato-domenica 10,30/12,30 – !6.00/19.00
Chiusa domenica 16 aprile (Pasqua) e 25 aprile.

Presentazione del libro “Scalcinati Fiori” di Pietro Testori

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Sabato 1 aprile ore 17,30
Presentazione del libro
“Scalcinati Fiori” di Pietro Testori
La riscoperta del mondo vegetale dei muri
Garage Edizioni

“Ho scoperto un giardino fra le mura della città”
(Pietro Testori)

Ad accompagnare l’autore in questo “viaggio in giardino”, lo scrittore Stefano Brenna.

“Scalcinati Fiori” è un omaggio alle comunità vegetali dei muri comaschi che, nonostante le difficoltà, riescono a resistere, tanto da creare un’associazione fitosociologica dall’identità ben precisa. Si tratta, infatti, di una flora tipica e non solo della città comense, con struttura e fisionomia uniche, identificabile in una associazione vegetale propria delle mura cittadine.

Il libro è una racconto – analisi, frutto di ricerche personali condotte nell’ultimo trentennio, alla scoperta della florula murale “stanziale e randagia” che, insediata nelle fessure delle pietre, tende ad un rinnovamento continuo di specie e di diffusione.

È un invito rivolto a tutti sull’importanza di conservare un mondo, tipico dell’area comense, piccolo e apparentemente povero, che rischia di scomparire, ma che invece deve rimanere sempre vivo perché anche le future generazioni possano goderne.

Pietro Testori, medico ed esperto conoscitore della vegetazione del territorio comense e della sua storia. Autore di testi come “La consolazione delle piante. Medici, speziali ed erboristi del territorio comense tra Ottocento e Novecento” e “Le piante del cuore e della mente. Ovvero delle erbe velenose e psicoattive del territorio lariano e dell’arco alpino”.

Le avventure di Erasmo. Elogio dell’acqua di Daniela Maddalena. Marcos y Marcos Editore

Spazio Libri La Cornice vi invita sabato 25 marzo ore 16,30 alla presentazione del libro: Le avventure di Erasmo. Elogio dell’acqua con l’autrice DANIELA MADDALENA.

Gli Scarabocchi, Marcos y Marcos Editore.

Letture / dai 7 anni in su…

Si alza un braccio tra le onde del mare: al polso ha un braccialetto di stelle marine.
Lo segue l’altro braccio, e una testa riccia, con due orecchie grandi per sentirci meglio.
Si chiama Erasmo, questo ragazzino, e nuota alla ricerca del suo papà.
Un papà che c’è e non c’è, deve sempre navigare; del resto è un capitano, cosa ci vogliamo fare.
Per le vacanze estive aveva promesso di tornare e invece è scomparso, con tutta la sua nave e l’equipaggio.
Cos’avreste fatto voi?
Erasmo si è tuffato per andarlo a cercare.
Nuota con lui una zia, bislacca e curiosa.
Ha gli occhi distanti come un pesce, e parla solo in rima.
Silenzio, la sentite questa canzoncina?
La cantava sempre il papà di Erasmo sotto la doccia.
Qui, però, la canta un delfino: segno che il papà è passato di là.
E il bottone con le ancore in rilievo impigliato nell’amo di quel pescatore?
Viene certamente dalla giacca del papà.
Un messaggio nella bottiglia dice “Non ascoltate. Aiuto. Il capitano”.
Vuol dire che Erasmo non deve farsi ingannare?
Quella tempesta è troppo perfetta per essere vera, e quella nave è troppo simile all’Arca di Noè. Le sirene nascondono un dolore, e un’amica preziosa, forse una futura fidanzata, è prigioniera nella pancia del pescecane.
Occhi aperti, Erasmo, orecchie tese: l’Acqua è piena di trappole e meravigliose occasioni.
Ci vuole coraggio, in questa avventura, per cavarsela sempre e continuare a nuotare.

Niente paura, non è finita: le avventure di Erasmo continuano nell’Aria.

Illustrazioni di Laura Fanelliok maddalena

Sabato 18 marzo ore 18,30 – Incontro con l’autrice Cristina Portolano e il suo fumetto QUASI SIGNORINA – Topipittori (gli anni in tasca) GRAPHIC

Sabato 18 marzo ore 18,30
Incontro con l’autrice Cristina Portolano
e il suo fumetto QUASI SIGNORINA
Topipittori
(gli anni in tasca) GRAPHIC

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Cristina nasce a Napoli. È la fine degli anni Ottanta e fra camorra, terremoti e incidenti in centrali nucleari, la vita sembra piuttosto complicata. Ma se sei vispa e creativa, c’è una soluzione per tutto: come leggere gli adorati fumetti, disegnare, imparare l’autodifesa da tuo fratello grande, chiacchierare dei tuoi guai con Diego Armando Maradona e scrivere e ricevere lettere dalla Barbie. Tutte cose utilissime per crescere con un’idea personale delle cose e imparare a dire di no ai vestitini che pungono, alle ingiustizie, alle ipocrisie degli adulti, alle idee stupide sulle bambine, come quella che se sei femmina sei una bella bambolina nata per soffrire.

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SABATO ore 18,30 presentazione del libro BRICIOLE DAI PICCIONI con Alessandro Turati – Neo Edizioni

SABATO ore 18,30 presentazione del libro BRICIOLE DAI PICCIONI con Alessandro Turati.
Neo Edizioni
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Un romanzo di formazione fuori da ogni regola, permeato di un’indolenza ai limiti dell’umano, così spinta e raggelante da far schiantare dal ridere.

A detta di Alessio Valentino, quattro sono le tappe della vita: infanzia, adolescenza, alcolismo, disoccupazione. Anche se le ultime due potrebbero essere riassunte nella più canonica “età adulta”.

Condannato a questa, Alessio ripercorre passato e presente per capire, a modo suo, se ci sia mai stata una maturazione, inanellando gli avvenimenti più importanti e ridicoli di ogni età. Affida a un racconto caustico le esperienze e le assurdità del crescere fino al raggiungimento di quella “presunta assunzione di responsabilità propria dell’adulto occidentale”.

Dalla cornice del lago di Como racconta della sua famiglia (uno strambo quadretto di psicopatici), della scuola (inutile e allo sfascio), degli amici (ritardati di provincia), del sesso (mai riuscito), del lavoro (squalificante) e delle droghe (per lo più liquide). Il suo scivolare verso l’assenza di senso – come ogni vita che si rispetti – è una débâcle che diverte da morire.

“Le storie d’amore che preferisco iniziano con una forte attrazione sessuale e terminano che si divaga”

Alessandro Turati è nato nel 1981 a Lecco quand’era in provincia di Como. Vive a Inverigo e lavora a Orsenigo come operaio. Ha una laurea conseguita qualche anno fa presso l’Università Degli Studi di Milano. Per Neo Edizioni nel 2012 ha pubblicato il romanzo Le 13 cose.

IL VIAGGIO DI CADEN di Neal Shusterman, Hot Spot – Recensione di Valentina Pellizzoni

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Mai titolo di libro fu più descrittivo di quanto ci attende nel leggerlo.

Scandito da brevi capitoli che danno un ritmo temporale costante alla lettura, la storia di Caden all’inizio appare spezzata. Un momento siamo a scuola, con la sua famiglia, a casa e un momento dopo siamo su una goletta dei pirati, affrontiamo capitani scontrosi, e teschi parlanti.

Non ci infastidisce questo doppio binario, perché è sempre il giovane Caden che viaggia di qua e di là e nel farsi del libro il perché della deriva piratesca si comprende, e si comincia ad amare intensamente questo giovane uomo così precocemente ‘ancorato’ – è proprio vero che a volte le parole svelano – al suo dolore interiore.

L’autore decide di parlare della malattia mentale con una purezza e una verità e una sincerità ammirevoli, dando forma al magma interiore di Caden cristallizzandolo in mitiche figure piratesche: navi allo sbando, pappagalli parlanti, cuccette oscure e quel mare dai fondali ignoti.

Quando i due mondi cominciano a intrecciarsi i brani lirici sono di una bellezza che ti penetra e non ti abbandona per giorni: come la ragazza che passa il suo tempo guardado fuori dalla finestra dell’ospedale psichiatrico, immobile, che nel mondo di Caden diventa una polena, una statua di ragazza, che lo accoglie tra le sue braccia di legno nei momenti di sconforto.

E’ un libro struggente. E’ un libro sul dolore. Sull’uscita dal dolore. Sull’accettazione dell’incomprensibile, a cui a volte bisogna arrendersi e con cui a volte occorre imparare a convivere.

Tutti lo dovrebbero leggere questo libro, dai ragazzi agli adulti. Il mare oscuro è dentro di noi e intorno a noi, ma se Caden ce l’ha fatta, per noi sarà una passeggiata.

Presentazione del libro COME UN ALBERO con Rossana Bossu’ – Camelozampa Editore

Sabato 4 marzo ore 16,30
COME UN ALBERO di Rossana Bossu’
Camelozampa
Presentazione, lettura del libro, merenda e laboratorio
a cura dell’autrice e illustratrice Rossana Bossù.
dai 5 ai 99 anni, ingresso libero.

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Un’ode alla bellezza della vita, una sinfonia per immagini sulle simmetrie e le corrispondenze nella natura. La crescita e la scoperta della vita raccontate attraverso le azioni comuni a tutti gli esseri viventi. Il nuovo albo dell’autrice e illustratrice di “Quanto è grande un elefante?”, tradotto anche in Corea, Danimarca, Gran Bretagna, Olanda, Spagna e America Latina.

Imperdibile la presentazione in prima assoluta di “Che bello!” con l’autrice Antonella Capetti e l’editore Paolo Canton, allo Spazio Libri La Cornice a Cantù in via per Alzate 9: lettura, merenda, laboratorio, dalle 16.30 alle 18.30. Partecipate!

«Chi ha scelto le parole di questo libro conosce bene i bambini e sa che quando si tratta di domande non è impossibile imboccare scorciatoie. Sa che ogni volta che si accende la scintilla della conoscenza si deve seguire la luce che emana e che porta dritti al centro del mondo sconosciuto.» Grazie a Elisabetta Cremaschi per questa bellissima recensione a “Che bello!” di Antonella Capetti e Melissa Castrillon, da oggi in tutte le librerie.

LA DOMANDA DELLA BELLEZZA di Elisabetta Cremaschi

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Quest’incontro è per noi più che la presentazione di un libro.
E’ una festa. E’ la celebrazione delle relazioni che nascono intessute e curate giorno dopo giorno, a partire dalla genesi di questo libro stupendo.
E’ la voglia di puntare i riflettori su un’amica mossa dalla passione e dalla voglia di esplorare sempre un passo più avanti.
Vi aspettiamo.

Sabato 25 febbraio
Ore 16,30
incontro con
Antonella Capetti
per la presentazione del suo libro
“Che bello!”
illustrato da Melissa Castrillon
Topipittori
sarà presente anche
l’editore Paolo Canton

Antonella Capetti è nata a Grosio, in provincia di Sondrio, il 25 settembre 1967. Ha cominciato a leggere prima dei 5 anni e non ha più smesso. A 20 anni ha iniziato a insegnare nella scuola dell’infanzia, dov’è rimasta per 17 anni. Poi è passata alla scuola primaria, dove dal 2004 insegna italiano. La passione per la lettura, e soprattutto per gli albi illustrati, caratterizza da sempre il suo lavoro: dal 2013 le attività con i suoi alunni sono quotidianamente documentate sul blog Apedario, in cui racconta la sua scelta di insegnare a leggere e scrivere utilizzando gli albi. Ha pubblicato filastrocche e brevi storie. Ma il libro di cui fino ad ora è più orgogliosa è autoprodotto e raccoglie 108 poesie scritte e scelte dai suoi 54 alunni.

Melissa Castrillon vive a Cambridge dove lavora come illustratrice freelance. Nata nel 1986 da madre inglese e padre colombiano, è cresciuta in una cittadina vicino a Londra. Ha passato i primi anni della sua vita a disegnare e arrampicarsi sugli alberi, ora trascorre gran parte del suo tempo sognando di disegnare e arrampicarsi sugli alberi.
Nel 2009 Melissa ha conseguito la laurea triennale e, nel 2014, la laurea specialistica in illustrazione alla Cambridge School of Art. Attualmente si dedica all’illustrazione a tempo pieno, sia nei libri per bambini sia nell’illustrazione editoriale. L’amore per la serigrafia e i colori forti sono una costante nel suo lavoro. Ha collaborato con editori da entrambi le parti del globo, da Faber & Faber a Penguin Random House, Templar, Groundwood books, Simon & Schuster e Topipittori.

Presentazione del libro Che bello! Con Antonella Capetti – Topipittori

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Incontro presentazione del libro “CHE BELLO!” con Antonella Capetti e l’editore Paolo Canton.
Incontro / presentazione / laboratorio / ingresso libero
dai 5 ai 99 anni

CHE BELLO!
di Antonella Capetti e Melissa Castrillon
Topipittori Editore

Anche nella vita di un piccolo bruco possono verificarsi fatti straordinari. È ciò che accade al protagonista di questo albo che, una mattina, mentre è occupato nelle solite faccende, incontra un essere mai visto prima che ha per lui due parole misteriose e seducenti. Da quel momento il bruco non fa che pensarci, chiedendo spiegazioni agli animali che incontra. Tuttavia, di domanda in risposta, anziché sbrogliarsi, le cose si fanno più oscure. Fino a che il povero bruco pensa di aver perso la pace per sempre. Ma proprio quando sta per gettare la spugna, qualcosa appare nel cielo notturno…

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Incontro con Eletta Revelli e il suo libro “Un amore di Clochard”

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Spazio Libri La Cornice
vi invita
giovedì 16 febbraio 
ore 21
all’incontro con Eletta Revelli
autrice del libro Un amore di clochard
Era una strana amicizia, entrambi se ne rendevano conto. Lei, Olivia, la reginetta delle B: buona famiglia, borghese, benestante, brava, bella e pure buona d’animo. Insomma, una “regolare”, anche se al culmine di una serie di frustrazioni professionali, sentimentali e familiari. Lui, Giuliano, un arcobaleno di lettere: alcolista, vagabondo, sregolato, (un po’) tossico, pluripregiudicato. In poche parole, completamente in aria. Eppure, sopra quel palcoscenico degno di nota che è il Lago di Como, qualcosa è accaduto. Due esseri diametralmente opposti, ma inspiegabilmente attratti l’uno verso l’altra, si sono presi per mano e attraverso pregiudizi, paure e confusione, hanno ritrovato il senso della vita. E pensare che tutto comincia (e finisce) da una forchetta.

TUTTO QUELLO CHE NON RICORDO di Jonas Hassen Khemiri – Iperborea – Recensione di Valentina Pellizzoni

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Parto dalla fine.

Parto dall’incontro organizzato da Iperborea con Jonas Hassen Khemiri.

Lui è lì, seduto sul bordo del palco. Lunghe dita, capelli corvini lisci e lunghi, magro, altissimo. L’incontro è finito: legge un brano del suo libro in svedese e da quel corpo esile, escono parole fatte solo di consonanti dure. E’ un effetto straniante. Non diresti sia svedese, no. Eppure lo è. Di padre tunisino, certo, ma che c’entra.

Porta su di sé il marchio della differenza. Come raccontava nel 2013 nell’articolo rivolto all’allora Ministro della Giustizia svedese, in cui le proponeva di scambiarsi la pelle per poter provare l’effetto che fa sentirsi bersaglio di pregiudizi razziali. Nel giro di poche ore l’articolo diventa virale.

Tutto quello che non ricordo parte da un enigma: Samuel è morto in un incidente d’auto, è stato suicidio? O fatale errore?

Come una piece teatrale, il romanzo fa parlare le voci di chi ha conosciuto l’uomo.

Ma man mano che il libro avanza, le voci si intersecano anche contraddicendosi in un climax in crescendo che raggiunge l’apice proprio a metà libro, quando niente pare incasellarsi. Khemiri dice che è un libro sul potere della parola. Le parole erano l’unica certezza che avevo da bambino, continua. Loro mi aiutavano sempre.

Ma il libro racconta anche una storia d’amore bellissima e travolgente, ma anch’essa come dimessa. Immaginatevi un’appassionante storia d’amore narrata con calma, con voce calda e rassicurante:

“Era come se i nostri cervelli avessero suonato insieme in una vita precedente, esercitandosi con le scale e accordando i propri neuroni nella stessa chiave, e adesso finalmente si incontravano di nuovo, potevano sbizzarrirsi anche senza spartito.”

E infine, dice Khemiri, il mio è un libro sull’economia.

Sì perché nel libro i soldi sono i co-protagonisti di Samuel. Lo status sociale differente dei personaggi, che influisce così tanto nelle loro relazioni è forse la parte più dolorosa. Io farei un salto e lo definirei un libro politico anche.

Il finale comunque svela.

I pezzetti nella seconda parte del libro si incastrano.

Le parole dicono la verità.

Valentina Pellizzoni

All’improvviso

Spazio Libri La Cornice vi invita

venerdì 27 gennaio 2017 ore 21

“ALL’IMPROVVISO” 

performance ed esposizione delle opere di Davide Costacurta con la collaborazione di Simone Porro

e la partecipazione di Roberto e Giulia Bianchi

L'immagine può contenere: sMS
Vi aspettiamo!
*Si prega di posteggiare all’esterno del cortile. 
Parcheggio consigliato: dietro il negozio Piacere Terra. 

IL CORVO di Kader Abdolah – Iperborea – Recensione di Sara Merighi

IL COIl corvoRVO

Kader Abdolah
Iperborea Edizione
Nell’estate del 2013 un’amica mi propose un viaggio in Iran. Un suo conoscente, Bezhad, organizzava viaggi per piccoli gruppi di persone che volessero conoscere il suo paese di origine, la Persia.
A fine Luglio ero all’aeroporto di Istanbul ad aspettare il volo per Teheran, completamente impreparata al contatto con un paese la cui storia, la complessità della sua situazione sociale e politica uniti alla bellezza dei suoi manufatti e delle sue città, mi avrebbe affascinato.
Avevo con me Shah-in Shah di Kapuscinsky, l’unico libro che in libreria avevano saputo consigliarmi sull’Iran.
Non lo iniziai neanche, fu un altro lo scrittore che mi accompagnò nel viaggio.
Me lo suggerì Bezhad, in quel aeroporto. Una breve descrizione della sua vita mi convinse a scaricare, seduta stante, sul mio Kindle, tutti i suoi libri allora a disposizione.
Kader Abdolah è uno scrittore iraniano che scrive in lingua olandese.
Scappò dal suo paese pochi anni dopo la Rivoluzione del 1979, quando divenne chiaro che Khomeini stava portando l’Iran verso una situazione peggiore rispetto a quella esistente con lo Scià Rehza Palavhi, e viaggiò tre anni prima di riuscire ad ottenere che un Paese lo accogliesse e gli desse asilo politico. Arrivato in Olanda senza conoscerne la cultura, la lingua, né avere un punto di riferimento, Kader Abdolah (che non è il suo vero nome ma uno pseudonimo, scelto per ricordare due amici uccisi dagli ayatollah) capì che, per non morire di inedia, doveva provare ad integrarsi, imparando, per prima cosa, quella lingua ostica e oramai diventata marginale. La imparò sostanzialmente da autodidatta e quando decise di incominciare a scrivere, lo fece in Olandese.
“Il corvo”, pubblicato da Iperborea in Italia nel 2013, dopo il successo del “Viaggio delle bottiglie vuote”, “Scrittura cuneiforme” e “La casa della moschea “, è forse il coronamento del suo percorso di integrazione. Gli fu commissionato nel 2011 dall’associazione che organizza La Settimana del Libro Nederlandese, un onore che spetta solo a scrittori affermati e che prevede la pubblicazione in altissima tiratura.
In un numero prestabilito di parole, 29.000, l’autore racconta la sua vita, attraverso la voce di un esule di origini iraniane, Refid Foaq.
Refid in Iran sogna sin da ragazzo di diventare scrittore. Inizia a scrivere per raccontare la sua frustrazione nel non poter frequentare la ragazza di cui si è invaghito, poi collabora per un giornale di sinistra sino a quando, testimone della famosa occupazione dell’ambasciata statunitense a Theran, deve lasciare il paese, e lo fa’ affidandosi ad un antico detto : “Prendi la strada e la strada ti guiderà “.
La strada lo guida sino ad Istanbul da cui, per un lungo periodo, non riesce più a proseguire. La permanenza diventa sempre più umiliante e pericolosa :” Tutti i clandestini erano alla ricerca di un trafficante di esseri umani (…) Chi poteva pagare di più veniva mandato nei posti migliori. (…). Per chi non aveva che duemila dollari non restava che l’Olanda.(…) ” Ma era sconsigliata: ” Non farlo, butti via i tuoi soldi. La lingua è impossibile e il paese è microscopico. È un paese dove piove tutti i giorni e c’è sempre vento: lascia perdere”. Ma Refid non ha alternative.
Grazie al potere salvifico dell’immaginazione e dei sogni, alla forza rivoluzionaria della scrittura, all’accettazione del destino e all’amore per la poesia, come sintetizza la sua traduttrice, Elisabetta Svaluto Moreolo, e alla sua enorme forza d’animo, aggiungo,  Refid/Kader Abdolah non solo si salva ma diventa scrittore, come sognava.
L’ Iran ha sempre un ruolo centrale nei suoi libri anche se oramai sono trascorsi tanti anni da quando ha dovuto lasciarlo.
Quando e se vi tornerà troverà un sacco di negozi di lussuosi marchi occidentali, gli Apple Store (il che è un vero mistero visto che sussiste l’embargo da parte degli Stati Uniti) e la dilagante moda delle giovani ragazze iraniane di rifarsi il naso “alla francese”. Ma il paese dove sono state inventate, oltre al polo e ai mulini a vento, tre delle cose più inutilmente indispensabili della storia dell’umanità – la poesia, l’arte del tappeto e l’arte della miniatura – è riuscito incredibilmente a preservare la sua unicità.

Sara Merighi

Siamo accreditati! Ripetiamo: siamo accreditati!!

Attenzione! Attenzione!!
Per tutti gli insegnanti e i diciottenni!
Siamo accreditati!
Ripetiamo: siamo accreditati!!
Non comprate solo computer! Non andate solo al cinema!
Per usare bene quelli, bisogna passare dalle librerie….
Accorrete! Accorrete!

…vi aspettiamo

Spazio Libri La Cornice
via per Alzate, 9
22063 Cantù (Como)
tel. 031 700571 cell. 3421890448
orario: da lunedì a domenica dalle 9,00-12,30 / 15,00-19,30
Il laboratorio la Cornice nasce nel 1987. Inizialmente l’attività si è basata essenzialmente sull’assemblaggio di cornici, successivamente il laboratorio ha inaugurato una sua galleria che ospita opere di vari artisti. La Cornice organizza periodicamente mostre personali e collettive degli artisti presenti nel suo catalogo. Inoltre da alcuni anni è stato introdotto uno spazio libri che ospita volumi di piccoli e micro editori, per lettori da 0 a 99 anni.

Jenny Erpenbeck – VOCI DEL VERBO ANDARE – Sellerio – Recensione di Clara Cappelletti

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Richard vede il lago, dalla finestra di casa sua. Lago tranquillo a luglio e anche adesso, che è quasi autunno.

Quella stessa quiete, che è propria solo di un lago, in qualsiasi momento dell’anno – e noi, qui, lo sappiamo bene – entra nelle pagine di Voci del verbo andare attraverso la penna di Jenny Erpenbeck, scrittrice tedesca che tinge con colori pastello – ben temperati, però – le Storie contenute nel suo nuovo romanzo.
Storie che hanno un luogo e un tempo: Berlino 2013. Storie che, in verità, hanno tanti luoghi e tanti tempi. Perché parlano delle vite sospese di ieri, di oggi e di domani, di chi lascia una terra per varcare una nuova soglia, non riuscendoci o riuscendoci solo in parte.
Vite sospese in cui l’autrice entra in punta di piedi, senza mai calcare, senza correre, senza invadere.

Esattamente come fa Richard, il protagonista del romanzo, professore emerito entrato in congedo, che per la prima volta si trova a fare i conti con il Tempo, e con le diverse possibilità di come riempirlo. Richard è un professore, sì, ma è prima di tutto un pensatore; e strappare un pensatore da tutte le attività pratiche e tangibili che l’hanno accompagnato per una vita, significa condannarlo ad un’unica attività: pensare. E dai pensieri nascono domande, e alle domande spesso non seguono risposte, e Richard si domanda se non impazzirà, a continuare così, ma come spesso succede, in qualsiasi vita o quasi, talvolta le risposte arrivano proprio da dove non ci si aspetterebbe.
Un giorno, a Oranienplatz, Richard vede un gruppo di profughi che manifesta. Uomini caduti fuori dal tempo, o forse rimasti prigionieri del tempo, in una Berlino in cui non poter lavorare, in cui non poter Vivere, in cui il fare niente diviene così ingombrante che vengono organizzate manifestazioni per renderlo più sopportabile. Con la scusa di un progetto di ricerca, Richard entra in punta di piedi nella Residenza dove i profughi trascorrono le proprie giornate. Conosce Rashid, che non sa nuotare, e che quando la barca si è capovolta, si è attaccato ad un cavo ed è sopravvissuto. Uno dei 550 che si è salvato, tra gli 800 che stavano sulla barca; conosce Apollo e la sua vita da schiavo nel deserto, con solo degli animali per amici; conosce Awad, che dal Ghana si trasferisce in Libia, dove suo padre viene ucciso e dove lui viene messo su un pianale di un camion dal quale vede la morte, la guerra, la disperazione. It’s not easy, dice. It’s not easy; conosce Osarobo, che per la prima volta nella sua vita vede un pianoforte e scopre quanto le sue dita, sui tasti neri e bianchi, stiano a proprio agio. Life is crazy, dice qualcuno tra loro. Life is crazy.

Un libro, forse, che non dice niente di nuovo, che parla di qualcosa che ognuno già, a proprio modo e secondo le proprie misure, conosce. Un libro, però, che entra negli strati più umani e viscerali di un tema che oggi appare quasi abusato. Pagine che parlano di Vita e che parlano di Vite risparmiate, sospese, attese, amputate, salvate. Ma non abbastanza.

Un libro, infine, che non parla di eroi e non parla di antagonisti, non tratta di buoni né di cattivi, ma che è in grado di dare una lucida, reale e per niente superba visione di come quella moltitudine di Vite sospese scorre, anche qui, anche oggi, proprio fuori dalla nostra casa.

Clara Cappelletti

LA SIGNORA MEIER E IL MERLO di Wolf Erlbruch, Edizioni E/O – 9 dicembre 2016

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Questo libro inizia così:

“La signora Meier era sempre in pensiero.”

Una vita in pensiero non è una bella vita. Il marito sempre indaffarato in qualche altra attività non prende tanto sul serio le sue apprensioni. Poi, un giorno, la signora Meier trova un piccolo merlo e comincia a prendersi cura di lui. Ha sempre meno pensieri, se non indirizzati al piccolo merlo. Come potrà riuscire ad insegnare al merlo a volare?

Col grembiulone, i grandi polpacci, la pettinatura sempre a posto e la casa in ordine, la signora Meier decide che è il momento di osare e così si arrampica sull’albero col merlo. Riuscirà a farlo volare? Cosa farà?

Il finale non lo svelo, ma è d’una tenerezza sconvolgente. Vorrei essere io quella donnona fragile a cui si è dischiusa all’improvviso una via. Che è riuscita a far volare via i propri pensieri, usandoli nel modo migliore.

Erlbruch è il marito distratto della signora Meier, sempre intento a creare qualcosa, eppur presente che nell’ultima pagina chiede: “Allora, i miei due merli: avete volato?”

LA LIBERTA’ DEL GATTO di Giuseppe Prezzolini, Ed. Henry Beyle – 8 dicembre 2016

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E’ il gatto l’animale più fantasioso ch’io conosca; dotato, per soprappiù, di spirito umoristico e da circo come nessun altro. Se ne sta sonnolento ore e ore; poi sobbalza, e con quelle sue lanternone spalancate, eccolo che si mette a spiare chi sa mai quali apparizioni e misteriosi passaggi; o a guardar fisso in un punto della stanza, che poi va ad esplorare con precauzione infinita, come se avesse ad esserci nascosto un ladro; e talora a inseguir in un angolo rimoto e sotto i mobili qualche larva od apparizione che noi non vediamo.

DA QUANDO HO INCONTRATO JESSICA di Andrew Norriss, Il Castoro ed. – 7 DICEMBRE 2016

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Recensione di Samuel (12 anni)

 

Da quando ho incontrato Jessica è un libro a mio parere molto profondo che rispecchia, in una storia di avventura paranormale, in modo semplice e diretto il tema della depressione tra ragazzi che si sentono “diversi” e incompresi avendo un difetto, o qualsiasi diversità fisiche o morali, ma che sono molto valenti nel proprio organismo.

Mette in evidenza il difetto principale dell’uomo: la paura (che può trasformarsi in odio) del diverso. Per me il romanzo vuole far capire ai ragazzi che l’uscita da quel “baratro”(come lo si definisce nel romanzo) di prese in giro, delusioni continue da parte di chi ti sta intorno eccetera, non deve essere un pretesto per cercare di isolarsi o addirittura di arrivare a ferire qualcuno o ferire te stesso, anzi esistono molti altri mezzi per riuscire a liberarsi da quel peso sulle spalle; per esempio in questo libro la venuta di Jessica incombe sul protagonista come un raggio di sole, perché è grazie a lei che riuscirà a liberarsi e a continuare la sua vita in modo normale.

TAGLIARE LE NUVOLE COL NASO di Ella Frances Sanders, Marcos y Marcos – 6 dicembre 2016

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METTERSI UN GATTO IN TESTA – Giapponese

Mettersi un gatto in testa vuol dire fingersi innocente, simulare dolcezza per indurre gli altri a crederti assolutamente angelico quando in realtà non lo sei affatto.

I VASI MEZZI VUOTI FANNO PIU’ RUMORE – Hindi

A volte un messaggio importante si può comunicare in poche parole e capita persino, quando il momento è propizio e gli astri allineati, di poter dire tutto anche in silenzio.

GLI ACINI D’UVA ANNERISCONO GUARDANDOSI A VICENDA – Turco

L’idea alla based i questo detto è che finiamo per assomigliare alle persone con cui stiamo, e che maturiamo imparando da coloro che ci circondano.